Si sa che la gente da’ buoni consigli…

Da sempre la gauche caviar si impegna nel contraddire con i comportamenti le alte e nobili prese di posizione sui piu’ svariati argomenti.
Spettacolare in questo senso la saga della giornalista, maitre a penser e fustigatrice dei comportamenti (altrui) Barbara Spinelli.
La famosa figlia di Altiero accetto’ di candidarsi alle elezioni Europee come capolista per la lista Tsipras con l’impegno a dimettersi in caso di elezione per far entrare in Parlamento persone con “piu’ energia e competenza”.
A seguito di una roboante campagna elettorale (in cui la giornalista non mise un euro…) la Spinelli viene eletta e, sorpresa delle sorprese, dice che deve valutare attentamente la situazione prima di procedere alle dimissioni.
Dopo un paio di settimane di sofferente riflessione decide quindi di tenersi la poltrona e di non lasciare il seggio anzi, a differenza degli altri eletti della lista Tsipras,  comunica che non dara’ al partito una parte del suo stipendio da Europarlamentare.
Dopo qualche mese in cui la “sinceramente democratica” Barbara non brilla per attivita’ (partecipa solo a 3 votazioni su 39…) decide di lasciare definitivamente il gruppo Tsipras accusandolo di scarsa rilevanza (?) e si unisce al gruppo di Sinistra Unitaria Europea (qualsiasi cosa sia…).
Che dire, se la coerenza e’ tipica delle persone poco intelligenti la Spinelli e’ un genio, chi l’ha votata magari meno…

Il testamento del Greco, buona la prima…

Devo ammettere di aver approcciato l’ultima fatica di Bruno Morchio con un certo senso di apprensione misto a diffidenza, troppo recente (e cocente) la delusione per il suo ultimo “Bacci Pagano” che confermava (almeno per me) un trend discendente dello scrittore / psicologo Genovese.
Con mia grande gioia posso invece trarre un sospiro di sollievo, “Il testamento del Greco” e’ un buon libro, scritto bene, con una storia avvincente (anche se in alcuni tratti inverosimile…) e dei personaggi finalmente nuovi.
C’e’ da dire che in molti casi nel tratteggiare i protagonisti della storia il buon Morchio cade nell’errore degli ultimi “Bacci”, con un taglio netto, ideologico e macchiettistico della loro personalita’ ma, a differenza delle ultime pubblicazioni, riesce anche a creare delle figure ambigue, sfaccettate e sorprendenti, emblematico in questo caso il maggiore Ludovisi, e lo stesso Greco del titolo che aleggia in tutto il romanzo anche se morto prima dell’inizio della vicenda.
Ho apprezzato molto il finale (complesso il giusto) e il fatto di aver lasciato aperta la vicenda a successivi sviluppi con alcune sottotrame potenzialmente esplorabili. Il tutto necessita di una grande perizia da parte dell’Autore, il rischio di una “serialita’ stanca” e’ sempre dietro l’angolo per cui nessun sequel e’ meglio di un brutto sequel…
Ultima nota di apprezzamento l’ultilizzo della parola immigrato invece di migrante, neologismo politicamente corretto altamente urticante per chi scrive.

Perche’ io so’ io e voi nun siete un c…

Notizie fresche fresche dal Palazzo:
Concorso per rappresentare le scuole Toscane all’Expo, su piu’ di 3000 partecipanti vince la scuola Marconi di Laterina provincia di Arezzo. Tutto bene e complimenti ai ragazzi, particolare interessante il dirigente scolastico da cui dipende la scuola e’ la madre del ministro Boschi… Sicuramente una coincidenza…
Un invalido, disoccupato e appena rimasto orfano scrive su facebook alla Presidente della Camera Boldrinov lamentandosi della sua condizione e dello scarso aiuto ricevuto dalle Istituzioni, terminando il suo post con un ironico: “ora dimmi tu, cara Boldrini, secondo te sono prossimo a fare un macello ?”, mal gliene incolse, dopo pochi giorni si e’ visto comparire in casa la polizia. Poliziotti spediti a casa del potenziale attentarore senza aver neanche letto il testo incriminato e che, una volta avuta la possibilita’ di farlo si sono ritirati in buon ordine, probabilemente pensando che il mitomane tra il povero invalido e la pasciuta madama non era certo il primo. Costo di questa buffonata non noto, pagatore come al solito Pantalone…

Er pasticciaccio brutto dell’isola d’Ischia

Nel silenzio dei media e’ stato scarcerato (o meglio inviato ai domiciliari) il sindaco PD di Ischia Giosi Ferrandino arrestato tra fanfare mediatiche e tromboni giustizialisti.
I giudici del riesame di Napoli hanno considerato il reato meno grave rispetto a quanto stabilito da PM e GIP, che decisero a auo tempo di arrestare il sindaco.
In particolare l’ipotesi accusatoria iniziale prevedeva che il sindaco fosse stato corrotto dall’azienda che vinse la gara per la metanizzazione dell’isola di Ischia, peccato che detta gara si scolse nel 2005 quando il sindaco non era Ferrandino…
Altra pantomima ridicola e’ il balletto sulla competenza territoriale, essendo la cooperativa corruttrice con sede a Modena i legali degli accusati hanno provato a far spostare il processo nella citta’ Emiliana. Risposta della procura Napoletana: “a Modena CPL ha solo la sede legale, tutti i reati sono stati decisi e commessi sotto la nostra giurisdizione”. Peccato che poi i solerti magistrati Campani abbiano ordinato ed eseguito perquisizioni a Modena in vari uffici incluso quello del presidente della cooperativa. Il problema della competenza non e’ secondario, visto che i vari ricorsi che saranno presentati allungheranno i tempi del processo garantendo quasi sicuramente la prescrizione di reati compiuti (teoricamente) 10 anni fa.
PM responsabile di quedto pastrocchio ? Henry John Woodcock, un nome una garanzia…

Tu da che parte stai ?

Alla giungla dei derivati si aggiunge un nuovo capitolo che fa molto pensare sulla correttezza delle banche e sulla gestione che gli istituti di credito hanno fatto di questi prodotti finanziari ad alto rischio che hanno mandato in rovina numerose imprese Italiane.
La procura di Bari ha chiesto di indagare alcuni dirigenti Unicredit per corruzione in atti giudiziari per una causa pendente da circa otto anni presso il tribunale della citta’ Pugliese.
Nel 2007 la societa’ Divania intento’ causa nei confronti di Unicredit per richiedere il rimborso di 280 milioni di euro investiti in derivati che, secondo l’azienda, ne provocarono la bancarotta. Anche per il curatore fallimentare, subentrato nella gestione aziendale, i vertici societari furono “costretti” ad investire in derivati truffaldini o addirittura falsificati. Ovviamente la banca sostiene il contrario e si dice disposta a restituire al massimo una decina di milioni, cioe’ quanto rimasto degli investimenti disastrosi suggeriti dalla banca stessa…
E gia’ cosi’ la situazione sembrerebbe discutibile.
Ma la questione e’ peggio di quello che sembra.
Vista la complessita’ della questione i magistrati nominarono due periti che diedero fondamentalmente ragione alla banca, peccato che una volta cambiato il collegio giudicante si viene a sapere che i due periti vennero pagati da Unicredit la bellezza di 470,000 euro, cifra ben al di sopra di qualsiasi tabella retributiva e mai approvata da nessun giudice. Non solo, si e’ scoperto anche che uno dei due periti e’ difensore della banca in altre cause, e che, nonostante questo palese conflitto, non vide niente di strano nel pronunciarsi a favore di Unicredit…
Torna quindi d’attualita’ la domanda Brechtiana: “che differenza c’e’ tra svaligiare una banca e fondarne una ?”

Lo Porto o non Lo Porto ?

Sulla vicenda del cooperante Italiano ucciso da un drone USA e’ stato detto e scritto di tutto e di piu’. Quello che balza agli occhi di qualsiasi commentatore e’ la scarsa rilevanza politica dell’Italia e la considerazione (a dir poco marginale) di cui godiamo presso l’Amministrazione USA. Ricevere la notizia con tre mesi di ritardo e a una settimana dall’incontro tra Obama e Renzie da’ l’esatta misura di quanto siamo considerati irrilevanti dagli amici Amerikani.
Quello che nessuno ha fatto notare e’ quanto poco sia stato considerato il povero Lo Porto dall’opinione pubblica Italiana. Per le due Simone, per i vari giornalisti o per le due sciocchine filo Siriane ci furono sollevazioni popolari, manifestazioni e  appelli di ogni ordine e grado, per il povero cooperante Siciliano niente di tutto questo, anzi, la maggior parte della gente (incluso il sottoscritto) non sapeva neanche che fosse stato rapito. Come mai ? Ci sono ostaggi di serie A e di serie B ?
Per avere qualcuno che ricordi Padre Dall’Oglio sara’ necessario un altro drone impreciso ?

Gli eroi dei due mondi

 
L’ex presidente Boliviano (sottolineo Boliviano) Tejada, salito al potere con un golpe nel 1980, e’ imputato presso il tribunale di Roma per omicidio plurimo e sequestro di persona per la morte di 22 italiani uccisi in America Latina fra gli anni Settanta e Ottanta.
Insieme a Tejada sono indagati militari provenienti da Bolivia, Cile, Peru’ ed Uruguay.
Morale della favola: o i magistrati Romani si ritengono dei novelli Garibaldi oppure non si accontentano piu’ di fare brutte figure solo localmente, puntano alla globalizzazione del ridicolo…

Ultime dal paradiso dei proletari

Ultime dal paradiso dei proletari
Sembra che la Corea del Nord abbia spedito circa 20 mila operai in vari cantieri di Cina, Russia e Medio Oriente.
In particolare sembra che una buona parte di questi lavoratori sia impiegato in vari cantieri per la costruzione di stadi e infrastrutture necessarie al Qatar per ospitare il mondiale di calcio del 2022.
Il 90% dello stipendio (molto contenuto) ricevuto da questi schiavi moderni verrebbe trattenuto direttamente dal governo del “padre della Patria” Kim Jong Un.
E fin qui sono le denunce dell’Onu e delle varie ONG che si occupano dello sfruttamento dei lavoratori in ogni zona del mondo.
Quello che e’ certo e’ che le due Coree hanno creato di comune accordo un “parco industriale” la Corea del Sud ha contribuito con 124 aziende e con la tecnologia necessaria a far funzionare la struttura, i “cugini” del Nord forniscono la mano d’opera. Il salario minimo era di 70 dollari (al mese) fino a poche settimane fa, quando il governo della Nord Corea ha deciso di portarlo a 74 dollari (sempre al mese). Ebbene questo “sontuoso” aumento di 4 dollari e’ stato contestato dalle aziende Sud Coreane, molte delle quali produttrici per conto di multinazionali occidentali…
Meditate gente, meditate…

Misteri volanti

Dopo quasi 35 anni dal disastro di Ustica non accennano a chiudersi i vari casi legali scaturiti dalla vicenda, ultima tappa e’ la richiesta dell’avvocatura dello Stato alla Corte di Appello di Palermo di respingere la richiesta di risarcimento avanzata da alcune famiglie delle vittime.

Nella richiesta presentata dall’avvocato dello Stato Maurilio Mango si legge tra l’altro che nei cieli di Ustica non si combatte’ alcuna guerra aerea, suggestione frutto di campagne mediatiche, inchieste giornalistiche, libri, reportage televisivi e film, che hanno sostenuto “spesso senza alcun riscontro trame e complotti internazionali”.
L’Avvocatura dello Stato quindi sostiene a gran voce la tesi della bomba a bordo dell’aereo, del resto frutto di una delle tante perizie presentate in uno dei tanti processi dallo stesso perito Inglese che stabili’ la causa dell’esplosione del volo su Lockerbie, per cui vennero ricercati, arrestati e condannati i reali responsabili.
Sempre secondo l’Avvocatura, quindi, per anni ci hanno raccontato la “favola” della battaglia aerea, su cui giornalisti, registi e magistrati hanno costruito una carriera, mentre la causa era un’altra e i colpevoli sghignazzavano alle nostro spalle…
Onestamente spero che abbiano torto, anche se ho paura del contrario…

Meglio onesti o capaci ?

Uno degli effetti collaterali piu’ spiacevoli del caso Lupi e’ stata l’inopinata riesumazione di Tonino Di Pietro.
Dall’alto della sua esperienza di nepotista  (il figlio imposto come consigliere comunale e poi regionale) e di beneficiario di capi di sartoria (noti e appurati i completi di Caraceni ricevuti in regalo dagli amici della “Milano da bere” prima di “mani pulite”) l’ex di tutto ha sdottorato su giornali e televisioni vantandosi di aver cacciato Incalzi dal Ministero dei Lavori Pubblici in quanto “la sua faccia non gli piaceva”.
A parte le considerazioni Lombrosiane di dubbio gusto e validita’, il buon Tonino dovrebbe invece spiegare agli Italiani per quale ragione, da Ministro dei Lavori Pubblici, decise di intraprendere la strada dell’arbitrato nelle cause intentate dal costruttore Longarini contro il Ministero stesso.
Strada che si e’ rivelata fallimentare per lo Stato Italiano condannato a rifondare al costruttore tra 1,5 e 1,7 miliardi di euro, come del resto preventivato dall’avvocatura dello Stato che cerco’ in ogni modo di dissuadere il Ministro da perseguire questa soluzione disastrosa.
Ultimo ma non ultimo per entrambi gli arbitrati il buon Di Pietro scelse (come rappresentanti del Ministero) dei professionisti molto vicini all’IDV, uno dei due divenne addirittura segretario del partito nel 2013… Tutto regolare ? Non sarebbe forse meglio un minimo di riservatezza da parte del buon Di Pietro ?