Il testamento del Greco, buona la prima…

Devo ammettere di aver approcciato l’ultima fatica di Bruno Morchio con un certo senso di apprensione misto a diffidenza, troppo recente (e cocente) la delusione per il suo ultimo “Bacci Pagano” che confermava (almeno per me) un trend discendente dello scrittore / psicologo Genovese.
Con mia grande gioia posso invece trarre un sospiro di sollievo, “Il testamento del Greco” e’ un buon libro, scritto bene, con una storia avvincente (anche se in alcuni tratti inverosimile…) e dei personaggi finalmente nuovi.
C’e’ da dire che in molti casi nel tratteggiare i protagonisti della storia il buon Morchio cade nell’errore degli ultimi “Bacci”, con un taglio netto, ideologico e macchiettistico della loro personalita’ ma, a differenza delle ultime pubblicazioni, riesce anche a creare delle figure ambigue, sfaccettate e sorprendenti, emblematico in questo caso il maggiore Ludovisi, e lo stesso Greco del titolo che aleggia in tutto il romanzo anche se morto prima dell’inizio della vicenda.
Ho apprezzato molto il finale (complesso il giusto) e il fatto di aver lasciato aperta la vicenda a successivi sviluppi con alcune sottotrame potenzialmente esplorabili. Il tutto necessita di una grande perizia da parte dell’Autore, il rischio di una “serialita’ stanca” e’ sempre dietro l’angolo per cui nessun sequel e’ meglio di un brutto sequel…
Ultima nota di apprezzamento l’ultilizzo della parola immigrato invece di migrante, neologismo politicamente corretto altamente urticante per chi scrive.

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