Tu da che parte stai ?

Alla giungla dei derivati si aggiunge un nuovo capitolo che fa molto pensare sulla correttezza delle banche e sulla gestione che gli istituti di credito hanno fatto di questi prodotti finanziari ad alto rischio che hanno mandato in rovina numerose imprese Italiane.
La procura di Bari ha chiesto di indagare alcuni dirigenti Unicredit per corruzione in atti giudiziari per una causa pendente da circa otto anni presso il tribunale della citta’ Pugliese.
Nel 2007 la societa’ Divania intento’ causa nei confronti di Unicredit per richiedere il rimborso di 280 milioni di euro investiti in derivati che, secondo l’azienda, ne provocarono la bancarotta. Anche per il curatore fallimentare, subentrato nella gestione aziendale, i vertici societari furono “costretti” ad investire in derivati truffaldini o addirittura falsificati. Ovviamente la banca sostiene il contrario e si dice disposta a restituire al massimo una decina di milioni, cioe’ quanto rimasto degli investimenti disastrosi suggeriti dalla banca stessa…
E gia’ cosi’ la situazione sembrerebbe discutibile.
Ma la questione e’ peggio di quello che sembra.
Vista la complessita’ della questione i magistrati nominarono due periti che diedero fondamentalmente ragione alla banca, peccato che una volta cambiato il collegio giudicante si viene a sapere che i due periti vennero pagati da Unicredit la bellezza di 470,000 euro, cifra ben al di sopra di qualsiasi tabella retributiva e mai approvata da nessun giudice. Non solo, si e’ scoperto anche che uno dei due periti e’ difensore della banca in altre cause, e che, nonostante questo palese conflitto, non vide niente di strano nel pronunciarsi a favore di Unicredit…
Torna quindi d’attualita’ la domanda Brechtiana: “che differenza c’e’ tra svaligiare una banca e fondarne una ?”

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