Devastazione individuale

Evidentemente ci siamo sbagliati tutti.
Eppure le immagini del primo Maggio 2015 sembravano abbastanza chiare.
Il giorno dell’apertura dell’Expo di Milano ci era sembrato di vedere gruppi di giovinastri intenti a mettere a ferro e fuoco la città di Milano.
Dopo più di un anno invece i solerti magistrati meneghini hanno deciso che il colpevole della devastazione di una città (3 milioni di euro di danni, alcune macchine distrutte e circa 70 negozi danneggiati) è un’unica persona. Tal Andrea Casieri che per tutti questi danni è stato condannato a 3 anni e 8 mesi.
Insieme al novello Hulk sono stati condannati altri due scienziati ma solo per resistenza.
Ma il massimo i togati lo hanno raggiunto riuscendo ad assolvere un tizio tedesco arrestato un paio di giorni prima in quanto nella sua macchina erano stati trovati una tanica con 5 litri di benzina, alcune bottiglie vuote e della carta assorbente, per i magistrati milanesi non era sicuro che l’attrezzatura servisse a produrre bombe molotov… Forse pensavano stesse sperimentando un nuovo cocktail ?

Cinquestelle poco brillanti

In previsione dei ballottaggi è interessante fare il punto sulle performance dei sindaci pentastellati attualmente al lavoro.

Intanto bisogna notare che la città più popolosa attualmente amministrata dal M5S è Parma con circa 200 mila abitanti, seconda è Livorno con 160 mila poi Gela con meno di 80 mila e una serie di centri minori.
C’è da dire che nell’insieme i seguaci di Grillo non brillano per efficienza amministrativa, in particolare:
Parma: il sindaco Pizzarotti eletto con la promessa di non procedere con la costruzione del termovalorizzatore, non ha mantenuto l’impegno, ciò nonostante a parere dei cittadini sta ben amministrando la città, peccato che i capataz grillini la pensino in modo diverso, tanto da minacciarlo di espulsione non per l’avviso di garanzia ricevuto per abuso d’ufficio ma per non aver comunicato al “direttorio” la ricezione dello stesso.
Livorno: il sindaco Nogarin è indagato per bancarotta fraudolenta per la gestione della locale azienda di gestione dei rifiuti e ha perso 4 membri della sua maggioranza che ormai ha un solo voto di margine.
Gela: il sindaco Messinese è stato espulso dal movimento per aver revocato le deleghe a tre assessori grillini.
Ragusa: anche qui contrasti con un assessore e triste “balletto” sulla Tasi prima tolta e poi rimessa dopo un anno.
Pomezia: il sindaco Fucci ha prorogato la concessione della gestione rifiuti a una cooperativa vicina al protagonista di mafia capitale Buzzi, anche lui ha “nascosto” ai boss del partito un avviso di garanzia.
Bagheria: sindaco e un assessore vivono in case abusive, l’assessore si è dimesso il sindaco rimane in carica.
Quarto: caso assurto agli onori della cronaca per il sindaco espulso per vari problemi legati anche in questo caso a case condonate e altri piccoli casini locali.
Mira: il sindaco Maniero è a giudizio per un ragazzo rimasto paralizzato a causa di un incidente nella piscina comunale che non rispettava le norme antinfortunistiche.
Porto Torres: uno dei casi stile “asilo Mariuccia” che popolano il M5S, il sindaco ha espulso la capogruppo grillina in quanto fidanzata con un giornalista “nemico”.
Sarego: in puro stile five stars il sindaco aveva promesso di rimettere ogni anno il mandato per ottenere una conferma da parte dei cittadini, ovviamente una volta eletto si è guardato bene dal farlo.
Direi che ce n’è abbastanza per pensarci bene prima di affidare città di qualche milione di abitanti a questa banda di volenterosi dilettanti allo sbaraglio.

Cittadini o sudditi da spennare ?

Alla vigilia delle elezioni comunale è interessante notare una recente statistica sulle multe emesse dalle varie città.
E’ di oggi la notizia che i cittadini milanesi sono tra i più indisciplinati del globo, infatti l’anno scorso la municipalità meneghina ha incassato multe per un totale di 405 milioni di euro, cifra stranamente vicina a quanto incassato in tutto il suo territorio dal Belgio (430 milioni) che ha una popolazione di 11 milioni di abitanti e quindi un “potenziale” mercato decisamente più interessante rispetto a Milano.
Se andiamo a vedere la cifra pro capite incassata si scopre che mentre nel capoluogo lombardo si emettono multe per una cifra di 303 euro ad automobilista a Roma (che certo non brilla per i comportamenti virtuosi dei propri cittadini motorizzati) vengono irrogate sanzioni per 113 euro a testa.
A questo punto ci sarebbe da chiedersi: ma i milanesi sono davvero così spericolati alla guida o qualcuno (leggi Pisapia) ha fatto cassa alle loro spalle con sanzioni inique ?

Mi astengo (e non per paura della cecità)

Domenica prossima ci sarà il tanto pubblicizzato referendum anti trivelle. L’argomento non mi appassiona molto visto che, per quanto mi riguarda, i referendum dovrebbero essere limitati alle scelte di indirizzo generale o di impatto sociale, non certo a situazioni limitate e specifiche come la proroga (o meno) delle concessioni alle piattaforme attualmente operanti entro le 12 miglia dalla costa (circa 22 chilometri).
In ogni caso ho provato a farmi un’idea e, al netto della propaganda, mi sembra chiaro che l’unica scelta possibile sia andare al mare, piuttosto che inserire la scheda nell’urna.
Sono giunto a questa conclusione per una serie di ragioni che cerco brevemente di riepilogare:
  • Il referendum non punta a vietare nuove trivellazioni all’interno delle 12 miglia (visto che sono già vietate per legge) ma a interrompere l’attività delle piattaforme attualmente operanti, l’interruzione non avverrà immediatamente ma alla scadenza delle varie concessioni in un periodo compreso tra 2 e 34 anni. Insomma per vedere l’effetto del voto si dovrà aspettare il 2050.
  • Tra personale direttamente impiegato nelle piattaforme e indotto i sindacati di categorie stimano in 30,000 le persone a cui questa attività dà lavoro. In un periodo come questo proporre di chiudere un’attività produttiva come questa mi sembra assurdo
    La tassazione in Italia sulle attività petrolifere è in media del 63,9% e di sole royalties lo stato italiano ha percepito nel 2015 352 milioni, 38 dei quali da estrazioni in mare.
  • Le piattaforme coinvolte in questo referendum sono circa 92, di cui 82 attualmente operanti, estraggono principalmente gas metano (circa l’80%) che copre il 3% del fabbisogno italiano. Quindi il rischio di ondate di petrolio e cormorani impregnati di greggio sono quantomeno fuorvianti.
  • L’unico incidente rilevante avvenuto su queste piattaforme è datato 1965 (41 anni fa) e accadde in fase di installazione della piattaforma Paguro al largo di Ravenna dove avvenne un’esplosione che causò la morte di tre operai ma nessun versamento in mare o danno ecologico.
  • In compenso negli ultimi 25 anni ci sono stati 27 incidenti con danni ambientali tutti causati da petroliere / gasiere. Quindi l’eventuale abbandono delle piattaforme incrementerà il rischio di incidenti invece di diminuirlo visto che l’approvvigionamento di petrolio e gas non più proveniente dalle piattaforme dovrà essere importato via nave o incrementando le forniture a mezzo oleodotto da paesi particolarmente “complicati” come Algeria, Libia o Russia.
  • In aggiunta a quanto sopra, se decidessimo di importare gas senza l’utilizzo dei gasdotti bisognerebbe prevedere la creazione di rigassificatori, stabilimenti visti come il fumo negli occhi dagli ambientalisti (e dalla cittadinanza).
  • Il momento più pericoloso per quello che riguarda gli incidenti è in fase di installazione e smantellamento della piattaforma, non in fase operativa.
  • E’ la prima volta che un referendum abrogativo viene richiesto dalle regioni, caso strano tra le regioni richiedenti non c’è l’Emilia Romagna che ospita il maggior numero di piattaforme mentre è presente con grande visibilità il governatore della Puglia Emiliano nel cui mare non è presente nessun impianto estrattivo. Ce n’è abbastanza per sospettare un fine politico più che di interesse ideale ?
  • La bolletta energetica italiana è oltre i 30 miliardi di euro l’anno, il costo per kW è quasi il doppio degli altri paesi europei. Rinunciare anche solo a un 4% di produzione locale mi sembra un suicidio.
  • L’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore quota di produzione da fonti rinnovabili, ed ha già raggiunto l’obiettivo del 17% stabilito dall’UE per il 2020. Per raggiungere questo traguardo lo Stato italiano ha sovvenzionato i produttori di energie rinnovabili con 12 miliardi di euro. Mi sembra che come soldi pubblici investiti nella cosiddetta green economy non possiamo lamentarci (o forse si ?).
  • Per quanto riguarda l’idroelettrico sono praticamente già stati sfruttati tutti i bacini montani, per cui a parte considerare la creazione di invasi artificiali (con la conseguente sparizioni di vallate, probabilmente abitate) non è possibile prevedere un incremento di produzione. Senza contare che il più grande disastro collegato alla produzione di energia in Italia è legato proprio all’idroelettrico con la tragedia del Vajont.
  • I parchi fotovoltaici producono una quantità risibile di energia, richiedono grandi spazi e hanno il grande difetto di funzionare solo quando c’è il sole, quindi niente notte o giornate nuvolose.
  • L’eolico richiede l’installazione di pale altissime, poste in luoghi in cui ci sia un vento costante e di grande intensità, peccato che i territori con queste caratteristiche in Italia (Sardegna, Sicilia, Calabria e una parte della Toscana) non siano proprio favorevoli a far “deturpare” il loro paesaggio turistico da questi giganti industriali.
  • Una fonte di cui siamo pieni, e che anzi ci crea grossi problemi, ci sarebbe: la spazzatura. Peccato che per poter produrre energia a partire dai rifiuti sono necessari i termovalorizzatori, cioè il demonio per gli ambientalisti duri e puri e anche per qualche forza politica che sul no ai termovalorizzatori a vinto anche delle elezioni locali.
Mi sembra che ce ne sia abbastanza per evitare di partecipare a quest’ennesimo spreco di soldi pubblici a fini propagandistici.

Sentenze on demand

La storia è nota: una 21enne rumena nel 2007 uccise una ragazza di 23 anni colpendola con la punta dell’ombrello in un occhio, come reazione a una spinta (casuale) subita alla stazione Termini di Roma in mezzo alla folla.
L’omicida fugge in compagnia di un’amica, viene catturata e condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale, cioè non aveva la volontà di uccidere ma è stato un incidente, giusto o sbagliato questa fu la sentenza della giustizia (?) italiana.
In aggiunta a quanto sopra la signorina rumena viveva in Italia praticando la professione più vecchia del mondo (niente di male) e a 21 anni aveva già due figli.
Questo è il quadro.
Di questi giorni è la notizia che la signora Matei dopo poco più di 8 anni di carcere aveva ottenuto la semilibertà (cioè dormiva in carcere e usciva durante il giorno per lavorare in una cooperativa, ovvio…) grazie al pentimento (?) e alla buona condotta in carcere, non solo ma ultimamente aveva anche avuto permessi premio per dormire fuori dal carcere.
Il caso è scoppiato perché alcuni giornalisti hanno scoperto che la signora Matei aveva un profilo Facebook in cui pubblicava commenti e foto ben distanti dallo struggimento interiore che aveva dimostrato nelle lacrimevoli lettere scritte sul suo caso.
E fin qui sarebbe la solita storia di giustizia da barzelletta a cui siamo quotidianamente abituati.
Ma il meglio è stato raggiunto ieri, quando il magistrato di sorveglianza ha deciso di revocare i benefici di legge sull’onda del clamore suscitato dal caso e dalle foto in costume da bagno pubblicate su Facebook.
Cioè la semilibertà condizionata da un profilo Facebook o dal disappunto della ggggente… Possiamo considerarci un paese serio ?

Ennesimo successo dell'(in)giustizia

Più di 12 anni fa fu lanciata tra squilli di tromba e fanfare mediatiche l’operazione “Cleopatra” che vide l’arresto di 19 persone tra cui Serena Grandi, un paio di finanzieri della scorta di Emilio Colombo e altri personaggi della “Roma bene”. L’accusa era spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione.
Dopo dodici anni la montagna ha partorito il solito topolino cioè due condanne e una sfilza di assoluzioni per non aver commesso il fatto. In compenso lo sputtanamento fu assoluto e ben pubblicizzato.
Il senatore Colombo dimostró grande dignità affermando che la cocaina era per suo consumo personale (quindi nessun reato) così come la prosperosa Serena Grandi che uscì dalla vicenda con un cospicuo risarcimento per ingiusta detenzione (paga Pantalone). Ben diversa sorte toccó all’avvocato De Bonis che, ingiustamente accusato, passó alcuni mesi tra carcere e arresti domiciliari, si vide rovinata la carriera, il matrimonio e il rapporto con le due figlie (all’epoca poco piú che bambine).
Il tutto per condannare un pusher, una pappona e per qualche titolo sui giornali.
Anche questa è giustizia…

Kamikaze e kamicazzi

Per capire l’inadeguatezza della nostra società a fronteggiare il pericolo del terrorismo islamico basta leggere l’intervista di qualche giorno fa del procuratore di Torino Armando Spataro a La Repubblica.
Il famoso magistrato, a parte definire i terroristi “cosiddetti islamici”, ricordando tristemente chi negli anni 70 definiva le BR come sedicenti, si schiera contro i servizi segreti, in quanto segreti e non sottoposti al suo controllo, osteggia l’applicazione di leggi speciali, per la realtà proposte da nessuno (almeno in Italia) e, come chiosa finale, si schiera a favore della privacy per i terroristi e contro la schedatura degli stessi…
Il buon Spataro dimentica che proprio neglio anni 70 le Brigate Rosse furono sconfitte grazie a leggi speciali e a una serie di azioni di sicurezza che poco avevano a che fare con il garantismo peloso e a corrente alternata di certa parte politica.
Se a ciò si aggiunge che la Procura di Torino ha richiesto l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per “vilipendio alla magistratura” e che altre procure si sono esercitate in sottigliezze linguistiche e legali per scarcerare presunti fiancheggiatori dell’ISIS, si capisce come per certi magistrati sono più pericolosi alcuni politici rispetto a dei potenziali kamikaze.
In questo festival del non senso si inserisce la cantante dell’ovvio Fiorella Mannoia secondo la quale i kamikaze combattono una guerra contro di noi per colpa nostra che andiamo nei loro Paesi a bombardarli. Non sarebbe neanche necessario rispondere a una sciocchezza del genere, basta solo chiedere alla rossa (di capelli e cervello) Fiorella: ma i bambini e le mamme morte a Lahore di cosa erano colpevoli ? Oppure all’oscuro di tutti (tranne che della astuta Mannoia) il Pakistan è diventato un paese occidentale che bombarda lo stato islamico ?
Finchè ci sarà gente che pensa, e dice cose del genere la nostra società è destinata al declino.

Affittasi

Il dibattito sull’acquisto da parte di Vendola di un neonato non mi appassiona più di tanto. Personalmente non mi piace molto il fatto che una famiglia ricca (gay o etero) può comprarsi un bambino così come si acquista un’automobile, però in alcuni stati è consentito, quindi rispetto la cultura e le norme degli altri.
Quello che secondo me è comico di questa vicenda è l’atteggiamento di una certa sinistra (fu) dura, pura e femminista a corrente alternata.
Brilla in questo senso Laura Boldrinov, già pasdaran della carta intestata declinata al femminile, che non riesce ad andare al di là di un generico: “la materia è spinosa e ho personalmente molte riserve sulla maternità surrogata” (utero in affitto è troppo volgare ?) affermazione mitigata però dall’obbligata difesa del buon Nichi vittima di “assalti sguaiati e volgari”.
Di peggio riesce a fare solo l’inutile Debora Serrachiani che prima fa gli auguri a Vendola e poi ricorda che questa pratica da noi è vietata, bel senso dello Stato…
Quello che mi aspetterei da politici considerati progressisti è una presa di posizione netta, non un colpo al cerchio e uno alla botte per non perdere voti. Anche in questo (minimo) caso la sinistra italiana dimostra di non essere in grado di esprimere un’idea chiara di società e di aver paura di schierarsi contro (o a favore) del bigottismo italico. Un’altra occasione persa…

Comitati e buon senso

Ammetto di essere prevenuto nei confronti dei mille comitati che sorgono ovunque in Italia per qualsiasi ragione.
A corroborare la mia diffidenza viene a puntino l’articolo sulla base di Sigonella proposto oggi da Il Secolo XIX.
A fronte del sindaco della cittadina di Motta Sant’Anastasia (da cui dipende la base) che illustra l’importanza e l’impatto economico che ha Sigonella sull’economia locale il giornalista contrappone il portavoce del comitato contro i militari in Sicilia che così si esprime: “Gli americani stanno comprando il consenso della popolazione. Rimettono a posto i siti archeologici, offrono manutenzione gratuita alle scuole, finanziano programmi di risanamento ambientale, loro !”. Capito ? Biechi amerikani ! Fanno quello che dovrebbe fare lo Stato Italiano, gratis, e si sentono anche rompere i coglioni da uno che, invece di rimboccarsi le maniche e dare una mano, si lamenta del lavoro che fanno gli altri, dimostando oltretutto di essere inadeguato anche come portavoce un gruppetto settario fuori dalla storia come di solito sono i NO a tutto.

Giustizia in salsa Italica

Esemplare il caso del povero Ermes Mattielli, il robivecchi veneto condannato per aver sparato a due ladri che si erano introdotti nel suo magazzino. Dopo anni di processi il sig. Mattielli è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere e a un risarcimento nei confronti dei ladri di 135mila euro.
A seguito di questa condanna il povero Ermes è morto di crepacuore.
Novità degli ultimi giorni uno dei due ladri colpiti da Mattielli è stato arrestato pochi giorni fa essendo stato beccato a svaligiare uno chalet di montagna. Decisione dei magistrati: libero subito, con il solo obbligo di dimora presso il campo nomadi. Non solo, pur essendo un notorio ladro il sig. Cris Carlis risulta incensurato in quanto tutti i processi a suo carico sono stati “dimenticati” dai valenti magistrati…
Morale: chi cerca di difendersi muore, chi delinque lo può fare tranquillamente anzi, se trova un togato volenteroso, rischia anche di prendere un risarcimento dal derubato.
Povera Italia.