La storia è nota: una 21enne rumena nel 2007 uccise una ragazza di 23 anni colpendola con la punta dell’ombrello in un occhio, come reazione a una spinta (casuale) subita alla stazione Termini di Roma in mezzo alla folla.
L’omicida fugge in compagnia di un’amica, viene catturata e condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale, cioè non aveva la volontà di uccidere ma è stato un incidente, giusto o sbagliato questa fu la sentenza della giustizia (?) italiana.
In aggiunta a quanto sopra la signorina rumena viveva in Italia praticando la professione più vecchia del mondo (niente di male) e a 21 anni aveva già due figli.
Questo è il quadro.
Di questi giorni è la notizia che la signora Matei dopo poco più di 8 anni di carcere aveva ottenuto la semilibertà (cioè dormiva in carcere e usciva durante il giorno per lavorare in una cooperativa, ovvio…) grazie al pentimento (?) e alla buona condotta in carcere, non solo ma ultimamente aveva anche avuto permessi premio per dormire fuori dal carcere.
Il caso è scoppiato perché alcuni giornalisti hanno scoperto che la signora Matei aveva un profilo Facebook in cui pubblicava commenti e foto ben distanti dallo struggimento interiore che aveva dimostrato nelle lacrimevoli lettere scritte sul suo caso.
E fin qui sarebbe la solita storia di giustizia da barzelletta a cui siamo quotidianamente abituati.
Ma il meglio è stato raggiunto ieri, quando il magistrato di sorveglianza ha deciso di revocare i benefici di legge sull’onda del clamore suscitato dal caso e dalle foto in costume da bagno pubblicate su Facebook.
Cioè la semilibertà condizionata da un profilo Facebook o dal disappunto della ggggente… Possiamo considerarci un paese serio ?

