E’ di qualche giorno fa la notizia che Calogero Mannino e’ stato assolto dal reato di attentato agli organi costituzionali dello stato per “non aver commesso il fatto”. Il procedimento era uno stralcio del piu’ famoso processo “trattativa” che si trascina da anni stancamente tra pentiti piu’ o meno attendibili e testimonianze di dubbia utilita’.
Com’e’ evidente a tutti una sentenza di questo genere dovrebbe essere un duro colpo alle tesi dei fantasiosi magistrati palermitani, se non corresse in loro aiuto la copisteria de “Il Fatto Quotidiano” che proprio ieri pubblica un paio di articoli in soccorso ai loro amici PM siciliani.
Nell’articolo di fondo il direttore Travaglio (nomen omen) sostiene che siccome Mannino e’ stato assolto con la formula del “non aver commesso il fatto” vuol dire che il fatto esiste ma non e’ stato dimostrato che sia stato l’ex parlamentare DC, si spinge addirittura a sostenere (con poco abile capriola) che l’assoluzione sia stata per “insufficienza di prove”, il tutto senza ovviamente aver letto le motivazioni della sentenza o, per chi pensa male, suggerendo una scappatoia da salvataggio di capra e cavoli come fu la sentenza del processo Andreotti.
Ma l’apice viene raggiunto nell’articolo a commento della testimonianza dell'(ex) colonnello Riccio al processo trattativa. Il buon (ex) servitore dello Stato ribadisce le accuse al generale Mori e ad altri suoi (ex) colleghi gia’ sbugiardate nel processo a carico di Mori concluso con l’assoluzione per tutti gli indagati. Ma c’e’ di piu’ la giornalista presenta questa testimonianza con le seguenti parole: “non e’ un collaboratore di giustizia ma un ufficiale che ha gestito pentiti del calibro di Patrizio Peci…” peccato che la brava scribacchina si dimentichi di dire che il sig. Riccio e’ un ex ufficiale e che e’ stato condannato in via definitiva per detenzione e spaccio di droga a 4 anni e 10 mesi di carcere. Non solo, al termine del processo a Mori il giudice ha trasmesso alla procura la testimonianza di Riccio per procedere all’incriminazione per falsa testimonianza, e il fatto che prima della testimonianza di questa settimana il PM Di Matteo si sia premurato di specificare che per questa imputazione la procura chiedera’ l’archiviazione potrebbe far nascere (nella mente di qualche malpensante) il sospetto di un “ringraziamento” per i servizi svolti, ma noi non siamo malpensanti e siamo sicuri che il nuovo eroe dell’antimafia abbia agito solo ed esclusivamente nell’interesse della giustizia.

