L’emergenza immigrazione sta portando al collasso tutto il sistema Italia.
Nel corso di quest’anno le richieste d’asilo sono cresciute del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso raggiungendo la ragguardevole cifra di oltre 75,000 domande presentate.
La maggioranza di queste domande (62%) viene respinta dalle commissioni preposte, in parte per la provenienza dei richiedenti asilo in parte per le storie che raccontano che, molto spesso, danno l’impressione agli esaminatori di racconti mandati a memoria.
In un Paese serio gli immigrati (a questo punto ufficialmente clandestini) sarebbero rispediti indietro, invece da noi (e a nostre spese) hanno diritto a tre gradi di giudizio (fino in Cassazione) per vedere riconosciuto il loro diritto a rimanere in Italia. Sarebbero tre gradi di giudizio ma, in realtà, normalmente ne basta solo uno visto che il ricorso di solito viene accolto in primo grado, al termine del quale il tribunale riconosce al ricorrente la “protezione umanitaria” della durata di 2 anni per problemi di salute, disastri naturali o “conflitti interni di breve durata” (qualsiasi cosa voglia dire).
Da Gennaio a Maggio di quest’anno sono stati presentati circa 15,000 ricorsi, con una media di 3500 nuove cause al mese, di questa mole di pratiche solo 985 sono giunte a sentenza, per arrivare a una decisione del giudice di media ci vogliono da 6 mesi a 1 anno in cui il “richiedente asilo” rimane nei centri di accoglienza.
Il mantenimento in questi centri (ovviamente a carico di Pantalone) costa 35 euro al giorno che vengono dati alle associazioni che gestiscono il centro stesso, la spesa per i corsi di Italiano, per gli affitti e per gli stipendi degli operatori che seguono gli immigrati e, per buon peso, 5,5 euro al giorno a immigrato per le spese personali. In totale il costo pro capite varia dal un minimo di 20,000 a un massimo di 30,000 euro l’anno a persona ospitata. Con il paradosso, persino troppo comprensibile, che dopo il riconoscimento del diritto a stare sul territorio Italiano gli immigrati non lasciano immediatamente il centro come dovrebbero ma, con il beneplacito delle organizzazioni che gestiscono le strutture, rimangono ancora qualche mese a spese del contribuente.
Per snellire la procedura e ridurre i tempi dei ricorsi il governo Italiano, in un raro sprazzo di buonsenso, ha proposto di abolire il secondo grado e il ricorso in Cassazione in caso di bocciatura della richiesta da parte del tribunale (assai rara) e di videoregistrare le testimonianze rilasciate in Commissione in modo da evitare le lungaggini di una seconda convocazione. Ovviamente contrarie a questa proposta le varie Onlus che campano sull’emergenza in quanto questa proposta violerebbe i diritti dei “migranti” e, la testimonianza in video, potrebbe essere un forte elemento di disturbo emotivo…
Anche questa è Italia !

