Svolta epocale in Cina, dopo 36 anni cambia la politica della natalita’ e viene abolito il limite di un figlio per coppia.
Quella che sembra una decisione di buon senso mette fine a un vero e proprio genocidio in cui le vittime sono stati i bambini (e soprattutto le bambine) mai nati o, peggio, uccisi subito dopo la nascita.
In questi 36 anni, infatti, in Cina si sono effettuati circa 400 milioni di aborti (fino al limite di donne fatte abortire in prossimita’ del nono mese di gravidanza…) e circa 196 milioni di adulti sono stati sottoposti a sterilizzazione.
Alcune ONG sostengono anche che i feti abortiti siano stati “riciclati” estraendone collagene utilizzato poi nell’industria cosmetica.
In aggiunta a cio’, specie nelle campagne, per anni e’ stata tollerata la morte di bambine appena nate lasciate morire in quanto per i contadini era preferibile avere un figlio maschio, maggiormente in grado di aiutare nel lavoro dei campi. Questo tipo di comportamento ha portato a uno sbilanciamento nella composizione della popolazione che attualmente conta alcune decine di milioni di maschi in piu’ rispetto alle femmine, e quindi al tentativo di questi ultimi anni di “importare” donne da altri paesi per rimpolpare la categoria “donne da marito”, insomma una sorta di ratto delle Sabine del terzo millennio.
E pensare che qualche anno fa’ a un premier che disse che in Cina usavano i feti per concimare la terra fu risposto con un coro di dileggio da parte di tutta l’intellighenzia sinceramente democratica del nostro bel Paese…
