Spifferi a corrente alternata

Ancora una volta si torna a parlare di giustizia (rigorosamente con la g minuscola) per due casi che hanno fatto (stra)parlare giornali e politici.
Il primo caso riguarda l’ex Governatore della regione Piemonte Cota che dopo 5 anni è stato assolto dalla cosiddetta rimborsopoli in salsa sabauda. Dopo più di un lustro si è scoperto che le famose mutande verdi per cui l’esponente leghista è stato lungamente sbertucciato non sono mai esistite e che nessuna spesa è stata fatta dal politico al di fuori di quanto autorizzato dalla normativa regionale. Come Cota sono stati assolti altri 14 imputati mentre solo 10 sono stati considerati colpevoli, per un primo grado non mi sembra un gran risultato né in termini di condanne né in termini di tempo necessario per giungere a questa misera conclusione.
Altra brutta pagina giudiziaria si è scritta a Roma. Anche qui dopo tanto squillar di trombe e veline passate ai giornalisti compiacenti, per ben 116 imputati nell’inchiesta pomposamente denominata “Mafia Capitale” è stata chiesta l’archiviazione.
Tra questi imputati c’è anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, additato da tutti come una sorta di moderno Nerone causa di tutti i mali di Roma, ma c’è anche Nicola Zingaretti, attuale Governatore della regione Lazio, sul cui stato di indagato nessun giornale ha pubblicato un rigo e, evidentemente, nessuna “gola profonda” ha spifferato in giro la notizia.
Insomma da una parte il mostro da sbattere in prima pagina (Alemanno) dall’altra il politico “sinceramente democratico” (Zingaretti) da tutelare ad ogni costo. Anche questo doppio trattamento fa capire bene lo stato della giustizia (rigorosamente con la g minuscola) in Italia.

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