Strana storia quella del tabaccaio veneto che sparò a un ladro che aveva fatto irruzione di notte nel suo negozio (sottostante l’abitazione) con un compare.
Dopo cinque anni di processo la giudice lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi più un rimborso da pagare alla famiglia di 325,000 euro, nonostante il PM avesse chiesto l’assoluzione.
Quello che rende strano e inquietante questo caso (oltre al fatto che sia stato condannato nonostante il parere contrario dell’accusa) sono le motivazioni della sentenza che imputa al povero tabaccaio il fatto che non si sia pentito del fatto, quindi come se fossimo in Iran il giudice applica alla legge un approccio confessionale per cui il pentimento porta all’assoluzione mentre il non pentimento causa la condanna…
E già così sarebbe da chiedersi com’e’ possibile una cosa del genere in un paese evoluto.
Ma c’e’ di piu’.
L’avvocato difensore del sig. Birolo ha infatti dichiarato che potrebbe aver inciso sulla decisione del tribunale una dichiarazione spontanea fatta dal suo assistito (contro il suo parere) che in chiusura del procedimento si è apertamente lamentato della giustizia Italiana e di come, dopo cinque anni di processo, spese e preoccupazioni, la stessa accusa avesse chiesto l’assoluzione. Beh, è stato servito…

