A seguito della solita, strampalata, statistica per cui i laureati Italiani trovano con molta difficolta’ un posto di lavoro l’ottimo “Il Fatto Quotidiano” fa una breve intervista a una non meglio specificata studentessa emigrata in Inghilterra.
Alcune risposte della “sventurata” sono illuminanti:
“Dopo una laurea triennale in lingue e culture straniere ho provato a cercare lavoro nel mio ambito in Italia ma nulla”
Commento: posto che una laurea triennale in lingue e’ il nulla pneumatico, quale sarebbe il suo ambito ? Perche’ a me verrebbe in mente la commessa di un negozio (ovviamente col massimo rispetto per le commesse)
“In Inghilterra mi sono iscritta a una magistrale in Marketing e ho fatto uno stage in un’agenzia pubblicitaria. Ma l’ambiente non era come immaginavo e mi sono presa un paio d’anni per lavorare: manager in un negozio di abbigliamento.”
Commento: Ottima la scelta del Marketing, peccato che lo stage non ti sia piaciuto, ti aspettavi il brainstorming per la nuova campagna pubblicitaria della Apple e invece ti facevano fare fotocopie ? Benvenuta nel mondo reale. In quanto al ruolo poi svolto (tralasciando la sintassi zoppicante) alla fine hai fatto la commessa come avresti fatto in Italia…
La chiusa dell’intervista poi e’ da scompisciarsi: “Da laureati, invece, gia’ con la triennale si hanno piu’ sbocchi rispetto all’Italia, soprattutto in campo scientifico ed economico”
Commento: ma che cazzo ne sai che ti sei laureata in “varie ed eventuali” ? Magari avessi fatto un corso (serio) di economia o chimica avresti trovato lavoro anche da noi, senza bisogno di espatriare per fare lavori che anche qui sono disponibili, certo che fare la commessa a Londra ha tutto un altro fascino rispetto a Serravalle…
In chiusura, per quanto mi riguarda, il problema e’ che abbiamo una gioventu’ mediocre, che segue corsi di laurea fatti su misura per esaltare questa mediocrita’ e che, in alcuni casi, un “laureato vale meno di un cantante”, parafrasando il Maestro Guccini.

