In che mani siamo ? Parte seconda

La nostra vita è stata sconvolta dal Covid 19 e dai vari virologi che ci hanno imposto il cambio radicale delle nostre abitudini, complice anche una politica debole e pavida.

Ma chi sono questi nuovi guru che spargono il loro “verbo” a piene mani a canali unificati ? E soprattutto quanto sono competenti ?

E’ sempre difficile stabilire la competenza di specialisti, specialmente se si tratta di materia molto lontana dalla vita “normale” e da una cultura media.

In questo specifico caso ci viene in aiuto un indicatore statistico che tra gli scienziati viene considerato un metro accettabile della competenza: l’indice H.

L’indice H misura la prolificità e l’impatto delle pubblicazioni prodotte da uno scienziato, misurando il numero di lavori pubblicati e le citazioni che questi articoli hanno ricevuto da parte delle pubblicazioni specializzati.

Analizzando i risultati di questa semplice classifica si nota come gli studiosi che vengono considerati geniali dalla stampa mainstream sono in realtà ben lontani dall’eccellenza della materia.

Sorpresa delle sorprese in testa alla classifica c’è il francese Didier Raoult e il “povero” Anthony Fauci che, tra una pubblicazione e l’altra, trova anche il tempo di sopportare (e supportare) il Presidente Trump. Il punteggio dei due è 175 e 174.

E in Italia ?

In Italia siamo ben lontani dall’eccellenza, analizzando il celeberrimo Comitato Tecnico Scientifico troviamo Giuseppe Ippolito (Spallanzani) con 61 e la starlette Brusaferro con solo 21.

Se facciamo un paragone con gli altri Paesi i consulenti di Macron e di Angela Merkel vantano un punteggio di 73 ben superiore rispetto ai nostri.

La situazione peggiora se analizziamo i presenzialisti televisivi: Walter Ricciardi (oltre alla figura barbina con l’OMS per un tweet “spericolato”) ha un indice di 39, Ilaria Capua dagli USA vanta un 48, Maria Rita Gismondo 22 e, sorpresa delle sorprese, il divo Burioni raggiunge un ridicolo 26.

Insomma lo “scienziato” che ogni due per tre rinfaccia a chiunque che lui è competente e ha studiato “vale” 1/9 del top di genere… un po’ pochino per permettersi di trattare tutti dall’alto in basso.

Se guardiamo i migliori studiosi Italiani non ci si deve sorprendere se in testa alla classifica ci sono quelli meno mediatici come Alberto Mantovani (167) , Giuseppe Remuzzi (158) e Luciano Gattinoni (84).

Caso strano in uno dei suoi pochi interventi televisivi il professor Remuzzi ha sostenuto un paio di tesi sul Covid 19 poco gradite ai divi del tubo catodico:
1) Dobbiamo far ripartire il Paese, essendo sicuri che il Servizio Sanitario Nazionale sia pronto e organizzato per ricevere i nuovi ammalati
2) Si muore più per povertà e conflitti che per il virus e dobbiamo consentire alle persone di lavorare
3) Il rischio zero non esiste
4) Le principali vittime sono gli anziani e si sono ammalati nelle case di cura, non facendo un aperitivo sui Navigli
5) Basta stare attenti, usare guanti e mascherine e avere un piano per la pandemia per prendere il virus in fase iniziale senza intasare gli ospedali

Caso strano (o no ?) la persona che dice cose di buon senso è anche quello che viene considerato uno dei migliori studiosi Italiani in materia.

In che mani siamo ?

Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere l’ultima fatica letteraria del guru dei virologi il celebre Roberto Burioni (Borioni per chi, come me, si è un po’ stancato della sua supponenza).

Intanto curioso che a poche settimane dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 l’instancabile presenzialista riesca a far uscire un instant book come un giornalista di pettegolezzi qualunque. Il fatto che i proventi della vendita vadano a finanziare una non meglio precisata “ricerca sui coronavirus” è un’aggravante perché fa capire come la spinta del novello Savonarola non sia tanto l’interesse economico quanto la (vana) gloria.

Tralasciando il capitolo iniziale sul corona virus attuale, che è palesemente stato inserito all’ultimo e quindi è pieno di aria fritta e sentito dire, il resto del libro è sconcertante e ci fa capire come la nostra vita e la nostra libertà sia in mano a persone che non hanno la benché minima idea di una soluzione alternativa alla clausura.

Il libro infatti fa una carrellata sui più comuni e famosi virus e, in quasi tutti i casi, la descrizione è disarmante: non si conoscono le cause, non si hanno vaccini o cure e non si capisce perché, a un certo punto, il virus sia scomparso (se è scomparso…).

Questo può essere comprensibile per l’ultima grande pandemia di peste, iniziata nel 1895 in Cina e di cui si scoprirono le cause solo tre anni dopo e la cui cura fu possibile solo dopo la seconda guerra mondiale grazie agli antibiotici, però stiamo parlando di fine ‘800 e quindi ci sta un certo ritardo nella diagnostica e nelle cure.

Ovviamente gli estensori del libro sottolineano come comunque la peste fu contenuta grazie “alle misure di igiene pubblica”, il fatto che per una cura (ad ampio raggio) ci siano voluti 50 anni non è rilevante.

Un po’ meno giustificabile è il caso dell’influenza Spagnola scoppiata in Europa durante la Prima Guerra Mondiale.

Di questo drammatico virus il buon Borioni tranquillamente afferma che non se ne conosce l’origine, non si capisce come mai le vittime fossero neonati, vecchi (come una normale influenza) e la fascia d’età tra i 20 e 30 anni né come mai la malattia comparsa nella primavera con un basso tasso di mortalità si trasformò in un flagello nell’Agosto dello stesso anno.

Bontà sua conclude dicendo: “Non abbiamo risposte certe a queste domande, ma sappiamo che la ricerca per trovarle ci farà avanzare nella comprensione dei meccanismi fondamentali delle infezioni.” e a distanza di un secolo non mi sembra un messaggio incoraggiante.

Stesso discorso, o quasi, per Ebola: scoperta nel 1976, letale tra il 25% e l’80% dei contagiati (dati precisissimi…), con circa 25 epidemie in 36 anni e senza cura che non sia l’ABC (avoid body contact).
L’ultimo caso giunto agli onori della cronaca è stato alla fine del 2013 tra Guinea, Sierra Leone e Liberia, l’epidemia venne considerata conclusa alla fine del 2015, dopo due anni di quarantena per TUTTA la popolazione locale.

Domanda da profano: ci vuole una starlette della virologia per chiudere in casa interi Paesi ? O non ci si aspetta qualcosa d’altro da persone che sbandierano titoli accademici ogni 5 minuti ?

Si dirà: è un virus principalmente africano, a nessuno interessa cosa succede in questi posti…

Parliamo allora di AIDS o di virus HIV.

Anche per l’HIV non si sa di preciso da dove origini, ci si mette 2/3 anni ad isolarlo e i farmaci attualmente utilizzati “bloccano efficientemente il virus impedendogli la replicazione, ma non riescono a eliminarlo”, il tutto a quarantanni dalla sua comparsa nel mondo occidentale…

Discorso analogo ad Ebola è quanto successo con l’epidemia di SARS che “si estingue grazie agli interventi di identificazione e isolamento dei malati” , insomma la soluzione degli “esperti” sono dei nuovi lazzaretti. Cura ? Non pervenuta.

Insomma, alla fine, a parte consigliare di lavarci le mani (come una D’Urso qualsiasi) e spingere per la quarantena di tutti, il buon Borioni ci tiene solo a farci sapere che per un vaccino ci vorranno anni e considerati gli esempi del libro non c’è da sperarci molto.

Domanda finale, visto quello che dicono gli “esperti” siamo sicuri di lasciar decidere della nostra vita a gente che ha sempre ragione ma magari con decenni di ritardo ?

Siamo sicuri a voler considerare degni di ammirazione incondizionata personaggi che hanno come unica soluzione lo stare a casa ?

Io qualche dubbio ce l’ho.