La situazione italiana, anche prima dell’emergenza Covid, non era particolarmente rosea.
Un dato macroscopico dello sbilanciamento del nostro sistema assistenziale è la percentuale di prestazioni erogata dall’INPS senza una corrispettiva contribuzione.
Il 51,34% delle prestazione era infatti priva di una specifica contribuzione essendo a carico della fiscalità generale.
Chi paga davvero le tasse ?
Altro dato interessante (e preoccupante) è la percentuale e la suddivisione dei pagatori delle imposte.
Se si suddividono le fasce di reddito è impressionante verificare come l’11,28% dei contribuenti versa il 52,50% dell’IRPEF totale.
Ancora più impressionante il fatto che questo 11,28% è composto da chi dichiara un reddito lordo superiore ai 35,000 euro quindi non certo Paperon de Paperoni.
Decisamente significativo anche il fatto che il 45,96% dei contribuenti (circa 19,000,000 di persone) dichiarano da 0 a 15,000 euro.
E col Covid ?
L’impatto del virus è stato devastante per pochi e positivo per altri.
Senza parlare chi ha attività che hanno goduto del lockdown essendo anticicliche come può essere Amazon o strumenti tecnologici per il lavoro a distanza anche nella popolazione c’è stato chi ha avuto la possibilità di incrementare i risparmi e chi invece si è impoverito.
In particolare parliamo dei 12 milioni di lavoratori dipendenti non precari (e non in cassa integrazione) e dei 16 milioni di pensionati che non hanno visto diminuire in nessun modo il loro reddito, anzi, proprio per il lockdown hanno diminuito le loro spese aumentando i risparmi.
A fronte di questa maggioranza di “fortunati”, circa 40 milioni di persone considerando i familiari, una minoranza di italiani ha subito una diminuzione di reddito tra il 25% e il 30% spesso riducendosi alla povertà.
Un sistema del genere in cui è sempre e solo una minoranza che subisce sia nella buona che nella cattiva sorte per quanto tempo può resistere ?
Qualche settimana fa è scoppiato il caso dello stipendio del presidente INPS Pasquale Tridico, che si è visto passare l’appannaggio da 62k a 150k in un colpo.
In un Paese in cui i soldi e il guadagno sono considerati come “lo sterco del Diavolo” si è fatto un gran parlare su questo aumento, con proteste dell’opposizione e strenua difesa dei “governativi”.
Tutto questo “rumore” non ha permesso, a mio parere, di centrare il vero problema che non è quello dello stipendio che è giustificato e giustificabile per un ruolo apicale in una grande “azienda” il problema vero è la stessa presenza di Tridico al vertice dell’INPS.
Unfit
In questi mesi in più di un’occasione il professore calabrese ha dimostrato di non essere all’altezza del compito che gli è stato affidato.
Alcune delle sue perle: – “Abbiamo abbassato la povertà del 60%” quando il dato comunicato dall’ISTAT era dello 0.60% – “Siamo stati vittima degli hacker” dopo che il sito INPS andò in crash per il click date del contributo alle partite IVA, con tanto di presa in giro da parte di pornhub – Tutti gli atti firmati nel primo anno di carica a rischio nullità in quanto non controfirmati dal vicepresidente che è obbligatorio in mancanza di Consiglio di Amministrazione
Specchio di una Nazione allo sbando
Lo strano caso del dottor Tridico è in realtà lo specchio fedele di un Paese allo sbando, e può essere capito solo seguendo l’iter della nomina di questo mediocre personaggio alla guida di un Istituto di importanza fondamentale nella stagione che stiamo vivendo.
Gennaio 2019 (Governo Conte 1): all’interno del decreto che istituisce quota100 e reddito di cittadinanza si stabilisce anche che il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Economia possono aumentare lo stipendio del Presidente INPS qualora vengano trovati i fondi all’interno dell’Istituto stesso risparmiando su altre voci di costo.
Marzo 2019 (Governo Conte 1): viene nominato Tridico a cui viene assegnato uno stipendio di 104k che, però, va diviso con il vicepresidente Morrone. Curiosa anche la nomina in tandem Tridico / Morrone dovuta sostanzialmente a una totale sfiducia nei confronti del primo da parte della Lega.
Giugno 2019 (Governo Conte 1): il Ministero del Lavoro presieduto da Luigi Di Maio (sic) fissa lo stipendio del Presidente INPS a 150k
Dicembre 2019 (Governo Conte 2): Lo stesso Ministero che nel frattempo è passato a Nunzia Catalfo (sempre 5stelle) che conferma quanto stabilito a Giugno
Gennaio 2020 (Governo Conte 2): si insedia finalmente il Consiglio d’Amministrazione INPS sanando una situazione anomala
Aprile 2020 (Governo Conte 2): il CdA delibera l’aumento dello stipendio del Presidente a 150k a fronte di oltre 500k di risparmi trovati nelle pieghe del bilancio dell’Istituto. Curiosità: una delle voci di costo tagliate sono le spese postali per l’invio delle buste con l’estratto conto previdenziale e la previsione di data di decorrenza della pensione. Si passerà al digitale o si abbandonerà l’informativa ? Chi vivrà vedrà…
Agosto 2020 (Governo Conte 2): viene finalmente confermato l’aumento con decorrenza da inizio 2020
Quindi ?
Quindi lo strano caso del dottor Tridico è un buon esempio della melma italica, la colpa (o la responsabilità) è di tutti e di nessuno.
Un buon metodo per non risolvere mai niente e per essere sicuri che, qualsiasi casino si combini, ci sarà sempre qualcuno pronto a difenderci accusando “gli altri”.
L’intervento di ieri alla Camera del grillino Ricciardi ha rilanciato una serie di luoghi comuni sulla gestione dell’emergenza e della sanità in generale in Lombardia.
Premesso che il Governatore Lombardo e il suo Assessore alla Sanità avrebbero potuto fare meglio, penso sia giusto parlare di qualche affermazione imprecisa divulgata a piena mani da giornali e televisioni.
Province e decessi
Qual è la provincia con più decessi in proporzione alla popolazione ? Bergamo ? Milano ? No, è Piacenza che, incidentalmente, non si trova nella pessima Lombardia ma nell’illuminata Emilia Romagna
Non solo, ma se si paragona il contenimento svolto in Lombardia rispetto ad altre grandi municipalità mondiali, il risultato non è stato il massimo possibile ma è sicuramente superiore a quello registrato a New York, Madrid o Bruxelles.
Ci sarebbe da domandarsi perché per la prima in classifica la colpa sia del Governo centrale (nel caso il demone Trump) mentre per la Lombardia la colpa sia del Governatore. Curioso, no ?
Zona rossa si, zona rossa no
La pubblica sicurezza è di gestione esclusiva dello Stato, come il Ministro Lamorgese ha evidenziato in una comunicazione ufficiale all’inizio dell’emergenza (direttiva in relazione al DPCM dell’8 Marzo).
Quindi se un altro ente locale avesse deciso di istituire una “zona rossa” non avrebbe avuto la possibilità di controllare il perimetro della stessa vanificando qualsiasi tipo di decisione.
Non solo, nel periodo in cui Fontana chiedeva l’aiuto del Governo per istituire la zona rossa nel bergamasco, Sala (sindaco di Milano) lanciava lo slogan “Milano non si ferma”, Gori (sindaco di Bergamo) invitava la popolazione ad uscire per fare shopping e il ridicolo Zingaretti (segretario PD) organizzava aperitivi sui Navigli.
Ecco, adesso sono tutti capaci a dire “avrebbero dovuto fare”, “avrebbero dovuto dire”, ma ai tempi i campioni delle profezie del giorno dopo la pensavano in modo diametralmente opposto.
RSA e la strage degli anziani
La stessa direttiva emessa da Regione Lombardia è stata adottata anche dalla Regione Lazio, che per buon peso ha pubblicato un annuncio di richiesta di disponibilità ad ospitare malati di Covid sul suo sito.
La direttiva (così come l’annuncio della Regione Lazio) non obbligava le RSA ad ospitare malati di Covid ma chiedeva semplicemente la disponibilità delle residenze a ricevere ed ospitare in luoghi separati e protetti dei convalescenti.
Non solo, nel famoso Pio Albergo Trivulzio, portato agli onori della cronaca come la sentina di tutti i mali, l’incremento della mortalità è stato del 61% superiore rispetto agli anni precedenti contro il 135% della città di Milano nel suo insieme.
Ultimo numero: in Europa il 40% dei morti è dovuto ad anziani ospitati in residenze protette, tutta colpa di Fontana ?
Soldi pubblici sprecati
La Regione, con il supporto di tanti volontari, attrezza in 10 giorni un ospedale dedicato solo ai malati per Covid 19.
Viene portato ad esempio ? Ovviamente No.
Perché ? Perché si sono sprecati soldi pubblici !!!
Peccato che sia falso, visto che i famosi 21 milioni siano stati donati da investitori privati, quindi nessun euro pubblico è stato “sprecato”.
Rinfacciare poi che siano stati ospedalizzati solo 15 persone è indegno persino per degli sciacalli, cosa avrebbero detto le cassandre a consuntivo se il numero di persone in terapia intensiva non fosse sceso (come è successo) ma fosse salito senza che la Regione avesse attrezzato delle sale addizionali ?
Senza contare che, ironia della sorte, nel corso del nubifragio della scorsa settimana un certo numero di pazienti sono stati momentaneamente spostati al nuovo ospedale in Fiera perché parte del Policlinico si è allagato…
La colpa è dei privati
In un Paese in cui pubblico è bello mentre privato è il diavolo non potevano mancare gli accusatori del modello Lombardia che ha, sostanzialmente, messo sullo stesso piano le due gestioni.
A parte il fatto che uno dei primi Ospedali ad ampliare la terapia intensiva è stato il San Raffaele (ovviamente con soldi privati), rimane il fatto che molte persone malate negli anni passati sono partiti da altre zone d’Italia per farsi curare nella “terribile” Lombardia.
Altro fatto incontrovertibile è che al pari della Lombardia l’altra regione con una privatizzazione spinta (27% del totale) è il solito Lazio, da anni governato dalla sinistra.
La differenza tra le due Regioni è che mentre una ha una spesa sotto controllo e dei bilanci in ordine, l’altra è sull’orlo del baratro economico / finanziario. Indovinate quale ?
Cassa integrazione e ritardi
Ultimo punto di polemica è stato ultimamente il ritardo nel pagamento della Cassa Integrazione in Deroga ai lavoratori lombardi.
Con sprezzo del ridicolo l’INPS e i giornaloni al servizio del Governo Giallo / Rosso hanno veicolato il messaggio che la colpa fosse solo della regione Lombardia che aveva inviato in ritardo le pratiche.
Alla fine, dopo varie polemiche, si è scoperto che i dati pubblicati originariamente dall’INPS erano sbagliati, anche se era vero che la Regione aveva cominciato a inviare le richieste solo il 14 Aprile quando le pratiche erano iniziate ad arrivare dall’inizio del mese.
Ma anche su questo argomento c’è una sorpresa finale.
Notizia di ieri la direttrice dell’INPS Toscana dichiara che il ritardo nel pagamento è dovuto al fatto che la Regione amministrata dal PD ha inviato le domande (30,000) solo il 30 di Aprile, due settimane dopo la Lombardia…
Notizie o titoloni sui giornali ? Zero.
Si poteva fare meglio
Sicuramente si, e c’è anche chi l’ha fatto.
Un esempio su tutti è la Regione Veneto che è da tutti riconosciuta come il meglio sul suolo italico.
E come ha fatto ?
Semplicemente affidandosi a un virologo fuori dalle solite star televisive e applicando dei protocolli in parziale contraddizione con quello che OMS e Governo Italiano indicavano come strada da seguire.