Se non ci fosse da piangere bisognerebbe ridere della gestione dilettantistica e approssimativa dell’emergenza Covid da parte di questo Governo di incapaci.
L’ultima invenzione del pessimo Conte e della sua schiera di saltimbanchi è la colorazione delle Regioni.
Se sei giallo bene, se sei arancione benino, se sei rosso in castigo.
La fattoria degli animali
Ma come nel libro di Orwell c’è chi è più uguale degli altri.
Prima che il Governo centrale decidesse il lock down a macchia di leopardo il Governatore della Regione Campania decise di chiudere le scuole di ogni ordine e grado perché la diffusione del virus era ormai fuori controllo.
La colpa di tutto era ovviamente dei ragazzi che hanno avuto l’ardire, durante l’estate, di provare a vivere una vita normale, incontrarsi, andare a ballare, passare una serata insieme.
Il fatto che nessuno in Campania (come nel resto d’Italia) si sia preoccupato di attrezzarsi per la “seconda ondata” da loro stesso sbandierata come uno spauracchio non conta, meglio dare addosso alla cosiddetta “movida” così come si era fatto con i runner o con i “pisciatori di cani”.
Poco conta anche lo sguaiato sberleffo dello sceriffo De Luca nei confronti di una bambina che avrebbe voluto andare a scuola, emblema di un approccio alla gestione della cosa pubblica nel puro stile Marchese del Grillo.
La moltiplicazione dei posti letto
Contano invece qualcosa di più i criteri con cui il Governo ha deciso la “colorazione” delle Regioni e quindi i relativi divieti.
E qui ci sarebbe da dire qualcosa…
Le Regioni che ultimamente sono passate al colore arancione hanno parametri di base migliori rispetto a quanto dichiarato dalla Campania: Abruzzo 1 positivo ogni 6,3 tamponi Toscana 1 ogni 6 Liguria 1 ogni 5,8 Campania 1 ogni 5,06
Vuol dire che su altri parametri evidentemente la Regione governata da De Luca ha indicatori migliori rispetto alle altre tre.
E qui siamo in zona miracolo: Il 17 Ottobre la Regione Campania dichiara 110 terapie intensive di cui 75 occupate. Già il 26 Ottobre i letti raddoppiano per arrivare a 590 il 13 Novembre, insomma in meno di un mese i taumaturgici campani sono riusciti a moltiplicare per più di 5 volte la disponibilità dei posti letto… A breve la camminata sulle acque del Golfo di Napoli.
In realtà il dubbio è che anche questa valutazione che dovrebbe essere oggettiva sia influenzata da pregiudizio politico, paura di reazioni da parte della popolazione o da entrambe questi (poco commendevoli) fattori.
In un liceo romano sono stati sperimentati i tamponi rapidi acquistati dalla Regione Lazio.
Il test eseguito su 850 persone tra personale e studenti ha dato come risultato 17 positivi per cui la preside ha chiuso tutta la scuola per tre giorni e ha incaricato una ditta specializzata di sanificare tutta la scuola.
Tutte le persone risultate positive sono state quindi sottoposte a tampone che ha dato il triste esito di due reali positivi (asintomatici) su diciassette…
Allarmismo cattedratico
Da questa storia si possono trarre un paio di conclusioni.
La Regione Lazio ha preso l’ennesima sòla, dopo i milioni buttati per le mascherine mai consegnate, sono riusciti a comprare dei test rapidi che, rapidamente, danno dei risultati a caso.
La preside (da 30 giorni in quel ruolo) forse non è adeguata al ruolo visto che per 17 (possibili) positivi asintomatici avrebbe mandato in quarantena 850 persone con relative famiglie.
Del resto per inquadrare il personaggio basta una sua dichiarazione: “Le mie piccole indagini dicono che gli studenti del Manara il pomeriggio non si vedono più, non studiano più insieme. Forse perché sono ragazzi del classico, più consapevoli.”
Insomma chi fa il classico è più consapevole di chi frequenta un istituto tecnico, un altro tipo di liceo o un professionale, con tanti saluti alle pari opportunità, all’ascensore sociale e alla meritocrazia.
Ormai non si può accendere televisione, aprire un giornale o accedere a un social senza sentire parlare di Covid e ascoltare esperti più o meno preparati.
La scorsa settimana però ho assistito a uno scontro molto interessante tra il giornalista Nicola Porro e il professor Massimo Galli responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano.
Senza neanche entrare nel merito della discussione ci si è subito schierati da una parte o dall’altra, chi tifava per “una volta liberale” Porro o chi per la nuova starlette della virologia catodica Galli.
Ma se per un attimo ci riferiamo al merito della questione diventa difficile dar ragione al professore a scapito del giornalista.
La gabarre in sostanza inizia quando Porro, citando Bassetti, dice che le persone attualmente positive sono al 94% asintomatiche o con carica virale bassa per cui non necessitano di ospedalizzazione. La risposta del cattedratico si è limitata a: “questa è una balla !!!”.
Al di là del tono della replica quello che fa sorridere è che alla domanda del giornalista “ma quante sono le persone in terapia intensiva per Covid presso il suo ospedale ?” la risposta di Galli è stata “non posso risponderle deve chiedere al direttore sanitario !!!”.
Classica risposta di chi non conosce i dati neanche dell’ospedale dove lavora, del resto nei ritagli di tempo concessi dalla sua attività televisiva il buon Galli non si può mica mettere a leggere le statistiche necessarie per organizzare il reparto che dovrebbe dirigere…
Oppure, ancora peggio, di chi vuole nascondere la verità, cioè che i posti occupati in terapia intensiva al Sacco attualmente sono 6 contro i 70 contati nella fase acuta del virus.
Ma quello che fa ancora più pensare è che il giorno dopo, sulla stessa rete ma in un’altra trasmissione, lo stesso Galli dichiarava col tono di chi va in TV a parlare del Verbo: “del resto è risaputo che il 95% dei positivi è asintomatico”.
Insomma quello che detto da Bassetti (a mezzo Porro) è una balla diventa dopo 24hr la verità assoluta, anzi con l’1% in più…
Del resto è un dato certificato anche dalla fondazione GIMBE presieduta dal dottor Nino Cartabellotta che non può essere certo tacciato di “negazionismo”.
Il Professor Galli è lo stesso che a Febbraio dichiarava che il virus non sarebbe mai arrivato in Italia, oppure che dopo il cluster scoppiato nella squadra calcistica del Genoa imputava ai giocatori del Grifone “comportamenti poco adeguati” nel giorno di riposo.
A questo punto bisognerebbe domandarsi se e quanto sia credibile un personaggio del genere, indipendentemente dalla simpatia o meno che si può provare verso Nicola Porro.
L’intervento di ieri alla Camera del grillino Ricciardi ha rilanciato una serie di luoghi comuni sulla gestione dell’emergenza e della sanità in generale in Lombardia.
Premesso che il Governatore Lombardo e il suo Assessore alla Sanità avrebbero potuto fare meglio, penso sia giusto parlare di qualche affermazione imprecisa divulgata a piena mani da giornali e televisioni.
Province e decessi
Qual è la provincia con più decessi in proporzione alla popolazione ? Bergamo ? Milano ? No, è Piacenza che, incidentalmente, non si trova nella pessima Lombardia ma nell’illuminata Emilia Romagna
Non solo, ma se si paragona il contenimento svolto in Lombardia rispetto ad altre grandi municipalità mondiali, il risultato non è stato il massimo possibile ma è sicuramente superiore a quello registrato a New York, Madrid o Bruxelles.
Ci sarebbe da domandarsi perché per la prima in classifica la colpa sia del Governo centrale (nel caso il demone Trump) mentre per la Lombardia la colpa sia del Governatore. Curioso, no ?
Zona rossa si, zona rossa no
La pubblica sicurezza è di gestione esclusiva dello Stato, come il Ministro Lamorgese ha evidenziato in una comunicazione ufficiale all’inizio dell’emergenza (direttiva in relazione al DPCM dell’8 Marzo).
Quindi se un altro ente locale avesse deciso di istituire una “zona rossa” non avrebbe avuto la possibilità di controllare il perimetro della stessa vanificando qualsiasi tipo di decisione.
Non solo, nel periodo in cui Fontana chiedeva l’aiuto del Governo per istituire la zona rossa nel bergamasco, Sala (sindaco di Milano) lanciava lo slogan “Milano non si ferma”, Gori (sindaco di Bergamo) invitava la popolazione ad uscire per fare shopping e il ridicolo Zingaretti (segretario PD) organizzava aperitivi sui Navigli.
Ecco, adesso sono tutti capaci a dire “avrebbero dovuto fare”, “avrebbero dovuto dire”, ma ai tempi i campioni delle profezie del giorno dopo la pensavano in modo diametralmente opposto.
RSA e la strage degli anziani
La stessa direttiva emessa da Regione Lombardia è stata adottata anche dalla Regione Lazio, che per buon peso ha pubblicato un annuncio di richiesta di disponibilità ad ospitare malati di Covid sul suo sito.
La direttiva (così come l’annuncio della Regione Lazio) non obbligava le RSA ad ospitare malati di Covid ma chiedeva semplicemente la disponibilità delle residenze a ricevere ed ospitare in luoghi separati e protetti dei convalescenti.
Non solo, nel famoso Pio Albergo Trivulzio, portato agli onori della cronaca come la sentina di tutti i mali, l’incremento della mortalità è stato del 61% superiore rispetto agli anni precedenti contro il 135% della città di Milano nel suo insieme.
Ultimo numero: in Europa il 40% dei morti è dovuto ad anziani ospitati in residenze protette, tutta colpa di Fontana ?
Soldi pubblici sprecati
La Regione, con il supporto di tanti volontari, attrezza in 10 giorni un ospedale dedicato solo ai malati per Covid 19.
Viene portato ad esempio ? Ovviamente No.
Perché ? Perché si sono sprecati soldi pubblici !!!
Peccato che sia falso, visto che i famosi 21 milioni siano stati donati da investitori privati, quindi nessun euro pubblico è stato “sprecato”.
Rinfacciare poi che siano stati ospedalizzati solo 15 persone è indegno persino per degli sciacalli, cosa avrebbero detto le cassandre a consuntivo se il numero di persone in terapia intensiva non fosse sceso (come è successo) ma fosse salito senza che la Regione avesse attrezzato delle sale addizionali ?
Senza contare che, ironia della sorte, nel corso del nubifragio della scorsa settimana un certo numero di pazienti sono stati momentaneamente spostati al nuovo ospedale in Fiera perché parte del Policlinico si è allagato…
La colpa è dei privati
In un Paese in cui pubblico è bello mentre privato è il diavolo non potevano mancare gli accusatori del modello Lombardia che ha, sostanzialmente, messo sullo stesso piano le due gestioni.
A parte il fatto che uno dei primi Ospedali ad ampliare la terapia intensiva è stato il San Raffaele (ovviamente con soldi privati), rimane il fatto che molte persone malate negli anni passati sono partiti da altre zone d’Italia per farsi curare nella “terribile” Lombardia.
Altro fatto incontrovertibile è che al pari della Lombardia l’altra regione con una privatizzazione spinta (27% del totale) è il solito Lazio, da anni governato dalla sinistra.
La differenza tra le due Regioni è che mentre una ha una spesa sotto controllo e dei bilanci in ordine, l’altra è sull’orlo del baratro economico / finanziario. Indovinate quale ?
Cassa integrazione e ritardi
Ultimo punto di polemica è stato ultimamente il ritardo nel pagamento della Cassa Integrazione in Deroga ai lavoratori lombardi.
Con sprezzo del ridicolo l’INPS e i giornaloni al servizio del Governo Giallo / Rosso hanno veicolato il messaggio che la colpa fosse solo della regione Lombardia che aveva inviato in ritardo le pratiche.
Alla fine, dopo varie polemiche, si è scoperto che i dati pubblicati originariamente dall’INPS erano sbagliati, anche se era vero che la Regione aveva cominciato a inviare le richieste solo il 14 Aprile quando le pratiche erano iniziate ad arrivare dall’inizio del mese.
Ma anche su questo argomento c’è una sorpresa finale.
Notizia di ieri la direttrice dell’INPS Toscana dichiara che il ritardo nel pagamento è dovuto al fatto che la Regione amministrata dal PD ha inviato le domande (30,000) solo il 30 di Aprile, due settimane dopo la Lombardia…
Notizie o titoloni sui giornali ? Zero.
Si poteva fare meglio
Sicuramente si, e c’è anche chi l’ha fatto.
Un esempio su tutti è la Regione Veneto che è da tutti riconosciuta come il meglio sul suolo italico.
E come ha fatto ?
Semplicemente affidandosi a un virologo fuori dalle solite star televisive e applicando dei protocolli in parziale contraddizione con quello che OMS e Governo Italiano indicavano come strada da seguire.
Ultimamente si è parlato molto della ripartenza (o meno) del campionato di calcio.
La maggior parte delle persone ascolta con fastidio questo dibattito, un po’ perché identifica il calcio con i metro sexual ultrapagati della serie A, un po’ per l’inadeguatezza e l’incompetenza di quella macchietta che risponde al nome di Vincenzo Spadafora.
Ministro a sua insaputa
Il buon Vincenzo è uno dei tanti pentastellati catapultati dal nulla a uno scranno ministeriale e fa di tutto per dimostrare che il suo posto più consono era il primo più che il secondo.
Il Ministro (sic) negli ultimi tre mesi si è distinto per avere poche idee ma in compenso molto confuse, iniziando con il bloccare a pochi minuti dall’inizio una partita (poi ovviamente disputata) e continuando con una serie di proposte bislacche degne di un’osteria di paese più che di un Governo del G8.
In particolare con raro sprezzo del pericolo propose di far trasmettere tutte le partite della serie A in chiaro ignorando l’esistenza di una legge che proibisce l’emissione in diretta sulle reti non a pagamento delle partite.
Del resto la conoscenza delle legge non è un requisito necessario per diventare Ministro “grillino”, basta essere (forse) onesti…
Dopo questa figura barbina il politico di Afragola ha iniziato il balletto “si riparte” / “non si riparte” fino ad appiattirsi (come tutto il Governo) su quello che dicono i “soloni del giorno dopo” del comitato scientifico, per cui il rischio zero non è una chimera ma un obiettivo raggiungibile senza badare alla morte economica del paziente.
In fondo sai che soddisfazione non avere neanche un tifoso di calcio con un raffreddore a fronte del fallimento del calcio Italiano ?
Che palle il calcio…
Il pensiero dell’italiano medio (anche tifoso) in fondo è proprio questo: “ma con tutti i problemi che abbiamo proprio del campionato di calcio dobbiamo parlare ?”.
In fondo potrebbe essere anche vero, peccato che:
A seconda della fonte consultata il Calcio Italiano è la decima o dodicesima industria operante nel nostro Paese.
Il fatturato diretto prodotto dal movimento è di 4,7 miliardi annui di cui 3,8 miliardi generati dai 99 club professionistici a cui vanno sommati circa 3 miliardi di indotto.
Il gettito fiscale e previdenziale generato dal solo fatturato diretto è di 1,2 miliardi che rappresenta il 70% della contribuzione totale dello sport Italiano.
I praticanti sono 4,6 milioni, i tesserati 1,4 milioni di cui 833,000 giovani, ogni anno si disputano circa 570,000 partite ufficiali.
I posti di lavoro diretti sono oltre 46,000 mentre gli indiretti circa 125,000, alcuni giornali si spingono fino a considerare come circa 500,000 i lavoratori coinvolti in qualche modo dal movimento calcistico.
Prospettive future
A fronte di questi numeri forse una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni sarebbe consigliabile anche in considerazione del fatto che una chiusura anticipata della stagione porterebbe un danno alle società di calcio valutato intorno ai 900,000 euro, un sicuro contenzioso con chi detiene i diritti per la trasmissione in televisione e il probabile fallimento di molte società.
Diciamo che forse l’argomento è troppo complesso per lasciarlo in mano a un dilettante allo sbaraglio come Spadafora e ai suoi consiglieri aspiranti stregoni.
La nostra vita è stata sconvolta dal Covid 19 e dai vari virologi che ci hanno imposto il cambio radicale delle nostre abitudini, complice anche una politica debole e pavida.
Ma chi sono questi nuovi guru che spargono il loro “verbo” a piene mani a canali unificati ? E soprattutto quanto sono competenti ?
E’ sempre difficile stabilire la competenza di specialisti, specialmente se si tratta di materia molto lontana dalla vita “normale” e da una cultura media.
In questo specifico caso ci viene in aiuto un indicatore statistico che tra gli scienziati viene considerato un metro accettabile della competenza: l’indice H.
L’indice H misura la prolificità e l’impatto delle pubblicazioni prodotte da uno scienziato, misurando il numero di lavori pubblicati e le citazioni che questi articoli hanno ricevuto da parte delle pubblicazioni specializzati.
Analizzando i risultati di questa semplice classifica si nota come gli studiosi che vengono considerati geniali dalla stampa mainstream sono in realtà ben lontani dall’eccellenza della materia.
Sorpresa delle sorprese in testa alla classifica c’è il francese Didier Raoult e il “povero” Anthony Fauci che, tra una pubblicazione e l’altra, trova anche il tempo di sopportare (e supportare) il Presidente Trump. Il punteggio dei due è 175 e 174.
E in Italia ?
In Italia siamo ben lontani dall’eccellenza, analizzando il celeberrimo Comitato Tecnico Scientifico troviamo Giuseppe Ippolito (Spallanzani) con 61 e la starlette Brusaferro con solo 21.
Se facciamo un paragone con gli altri Paesi i consulenti di Macron e di Angela Merkel vantano un punteggio di 73 ben superiore rispetto ai nostri.
La situazione peggiora se analizziamo i presenzialisti televisivi: Walter Ricciardi (oltre alla figura barbina con l’OMS per un tweet “spericolato”) ha un indice di 39, Ilaria Capua dagli USA vanta un 48, Maria Rita Gismondo 22 e, sorpresa delle sorprese, il divo Burioni raggiunge un ridicolo 26.
Insomma lo “scienziato” che ogni due per tre rinfaccia a chiunque che lui è competente e ha studiato “vale” 1/9 del top di genere… un po’ pochino per permettersi di trattare tutti dall’alto in basso.
Se guardiamo i migliori studiosi Italiani non ci si deve sorprendere se in testa alla classifica ci sono quelli meno mediatici come Alberto Mantovani (167) , Giuseppe Remuzzi (158) e Luciano Gattinoni (84).
Caso strano in uno dei suoi pochi interventi televisivi il professor Remuzzi ha sostenuto un paio di tesi sul Covid 19 poco gradite ai divi del tubo catodico: 1) Dobbiamo far ripartire il Paese, essendo sicuri che il Servizio Sanitario Nazionale sia pronto e organizzato per ricevere i nuovi ammalati 2) Si muore più per povertà e conflitti che per il virus e dobbiamo consentire alle persone di lavorare 3) Il rischio zero non esiste 4) Le principali vittime sono gli anziani e si sono ammalati nelle case di cura, non facendo un aperitivo sui Navigli 5) Basta stare attenti, usare guanti e mascherine e avere un piano per la pandemia per prendere il virus in fase iniziale senza intasare gli ospedali
Caso strano (o no ?) la persona che dice cose di buon senso è anche quello che viene considerato uno dei migliori studiosi Italiani in materia.
Passa solo un giorno dal (non) avvio della fase 2 in Italia e i giornali coperti e allineati si schierano a difesa di Conte e del suo immobilismo.
Prima informazione (?): se riaprissimo tutto (sottolineo TUTTO) il comitato degli espertoni prevede un numero di persone in terapia intensiva a Giugno di 150mila persone e a fine anno di 450mila.
E detto così chi non sarebbe d’accordo con il Presidente del Consiglio dalla pochette scintillante ?
Peccato che: 1) i numeri di cui sopra vengono calcolati (non si sa come) tornando indietro al Gennaio 2020, quindi niente mascherine, niente distanziamento sociale, niente smart working, scuole aperte e tutti i locali aperti senza nessuna limitazione. Scenario che ovviamente NESSUNO ha chiesto e che NESSUNO pensa sia praticabile. 2) senza nessun controllo il tetto massimo di persone in Italia in terapia intensiva è stato di 4068 persone. Come è pensabile che in un mese, pur facendo del nostro peggio, si arrivi ad avere 37 volte gli ammalati registrati nel momento peggiore della malattia ? 3) in Europa il totale dei letti disponibili in terapia intensiva sono 81mila, pensiamo davvero che in un mese, pur facendo del nostro peggio, si arrivi ad avere quasi il doppio di malati rispetto alla disponibilità di tutti gli ospedali Europei messi insieme ?
Seconda informazione (?): in Germania, dopo aver aperto, si è già verificato un aumento dei contagiati facendo salire il famoso fattore R0 a 1 (un nuovo infettato per ogni malato).
E detta così sarebbero tutti d’accordo con l’autonominato “avvocato del popolo”
Peccato che: 1) La Germania ha riaperto da pochi giorni e quindi l’eventuale effetto della riapertura si dovrebbe vedere tra una settimana (visto quello che dicono i virologi) 2) La Germania ha riaperto molto di più rispetto all’Italia, in alcuni lander sono state riaperte anche le scuole, e non è stato imposto l’uso delle mascherine in pubblico 3) La Germania non ha mai chiuso tutto tanto quanto noi 4) Lo stesso Wieler (pluricitato direttore dell’Istituto Robert Koch) dichara che non bisogna sopravvalutare il significato del dato, “R è solo un dato statistico come un altro”
Diciamo che se non siamo di fronte a delle fake news abbiamo certamente un’informazione non degna di un Paese libero e civilizzato, la strada verso il Venezuela è sempre più spianata.
Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere l’ultima fatica letteraria del guru dei virologi il celebre Roberto Burioni (Borioni per chi, come me, si è un po’ stancato della sua supponenza).
Intanto curioso che a poche settimane dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 l’instancabile presenzialista riesca a far uscire un instant book come un giornalista di pettegolezzi qualunque. Il fatto che i proventi della vendita vadano a finanziare una non meglio precisata “ricerca sui coronavirus” è un’aggravante perché fa capire come la spinta del novello Savonarola non sia tanto l’interesse economico quanto la (vana) gloria.
Tralasciando il capitolo iniziale sul corona virus attuale, che è palesemente stato inserito all’ultimo e quindi è pieno di aria fritta e sentito dire, il resto del libro è sconcertante e ci fa capire come la nostra vita e la nostra libertà sia in mano a persone che non hanno la benché minima idea di una soluzione alternativa alla clausura.
Il libro infatti fa una carrellata sui più comuni e famosi virus e, in quasi tutti i casi, la descrizione è disarmante: non si conoscono le cause, non si hanno vaccini o cure e non si capisce perché, a un certo punto, il virus sia scomparso (se è scomparso…).
Questo può essere comprensibile per l’ultima grande pandemia di peste, iniziata nel 1895 in Cina e di cui si scoprirono le cause solo tre anni dopo e la cui cura fu possibile solo dopo la seconda guerra mondiale grazie agli antibiotici, però stiamo parlando di fine ‘800 e quindi ci sta un certo ritardo nella diagnostica e nelle cure.
Ovviamente gli estensori del libro sottolineano come comunque la peste fu contenuta grazie “alle misure di igiene pubblica”, il fatto che per una cura (ad ampio raggio) ci siano voluti 50 anni non è rilevante.
Un po’ meno giustificabile è il caso dell’influenza Spagnola scoppiata in Europa durante la Prima Guerra Mondiale.
Di questo drammatico virus il buon Borioni tranquillamente afferma che non se ne conosce l’origine, non si capisce come mai le vittime fossero neonati, vecchi (come una normale influenza) e la fascia d’età tra i 20 e 30 anni né come mai la malattia comparsa nella primavera con un basso tasso di mortalità si trasformò in un flagello nell’Agosto dello stesso anno.
Bontà sua conclude dicendo: “Non abbiamo risposte certe a queste domande, ma sappiamo che la ricerca per trovarle ci farà avanzare nella comprensione dei meccanismi fondamentali delle infezioni.” e a distanza di un secolo non mi sembra un messaggio incoraggiante.
Stesso discorso, o quasi, per Ebola: scoperta nel 1976, letale tra il 25% e l’80% dei contagiati (dati precisissimi…), con circa 25 epidemie in 36 anni e senza cura che non sia l’ABC (avoid body contact). L’ultimo caso giunto agli onori della cronaca è stato alla fine del 2013 tra Guinea, Sierra Leone e Liberia, l’epidemia venne considerata conclusa alla fine del 2015, dopo due anni di quarantena per TUTTA la popolazione locale.
Domanda da profano: ci vuole una starlette della virologia per chiudere in casa interi Paesi ? O non ci si aspetta qualcosa d’altro da persone che sbandierano titoli accademici ogni 5 minuti ?
Si dirà: è un virus principalmente africano, a nessuno interessa cosa succede in questi posti…
Parliamo allora di AIDS o di virus HIV.
Anche per l’HIV non si sa di preciso da dove origini, ci si mette 2/3 anni ad isolarlo e i farmaci attualmente utilizzati “bloccano efficientemente il virus impedendogli la replicazione, ma non riescono a eliminarlo”, il tutto a quarantanni dalla sua comparsa nel mondo occidentale…
Discorso analogo ad Ebola è quanto successo con l’epidemia di SARS che “si estingue grazie agli interventi di identificazione e isolamento dei malati” , insomma la soluzione degli “esperti” sono dei nuovi lazzaretti. Cura ? Non pervenuta.
Insomma, alla fine, a parte consigliare di lavarci le mani (come una D’Urso qualsiasi) e spingere per la quarantena di tutti, il buon Borioni ci tiene solo a farci sapere che per un vaccino ci vorranno anni e considerati gli esempi del libro non c’è da sperarci molto.
Domanda finale, visto quello che dicono gli “esperti” siamo sicuri di lasciar decidere della nostra vita a gente che ha sempre ragione ma magari con decenni di ritardo ?
Siamo sicuri a voler considerare degni di ammirazione incondizionata personaggi che hanno come unica soluzione lo stare a casa ?
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una grande retorica sull’invio di una squadra di medici e infermieri cubani arrivati in Italia per aiutarci durante l’emergenza legata alla diffusione del Covid-19.
Di colpo, a fronte di un aiuto sicuramente meritevole di ringraziamento, si è assistito a un panegirico indifferenziato nei confronti di Cuba e del suo regime dipinto come il “migliore dei mondi possibili”.
Tutto questo a fronte di una realtà decisamente diversa.
Cuba è e rimane una dittatura a tutti gli effetti, con una limitazione della libertà a tutti i livelli e un numero di “prigionieri politici” ormai fuori controllo.
Per farsi un’idea di come vivono i cubani basti dire che per chi viene accusato di essere un dissidente vige il divieto assoluto di viaggiare all’estero, non solo, restando in Patria (obbligatoriamente…) il rischio di venire imprigionati nelle terribili galere cubane è altissimo.
A proposito di prigioni un dato che balza agli occhi è che a Cuba, attualmente, risultano incarcerati più di 90,000 prigionieri, sparsi in 200 diverse carceri. Ai tempi del famigerato dittatore Batista ce n’erano “solo” 14.
Secondo quanto riportato da Edel Gonzalez Jimenez (ex Presidente della Magistratura Provinciale di Cuba) al momento risultano condannate circa 127,000 persone, di cui oltre 90,000 ristrette in carcere, e se si considera che la popolazione cubana è di meno di 12 milioni si arriva all’astronomica cifra di un carcerato su 1000 abitanti. Record mondiale di questa poco encomiabile classifica.
Ovviamente la maggior parte delle persone sconta condanne per reati d’opinione, anche perché, come dichiara Javier Larrondo presidente di Prisoners Defender, dopo la crisi venezuelana e la conseguente mancanza dei finanziamenti provenienti dal regime di Maduro il Governo Cubano ha varato una serie di indulti per liberare i delinquenti comuni lasciando spazio nei carceri ai dissidenti politici.
Dall’altro lato è proprio la crisi economica dovuta al declino venezuelano e alle sanzioni decise da Donald Trump che sta facendo salire la protesta del popolo, sempre più affamato e in condizioni di sopravvivenza precarie.
La vecchia Avana sta ormai cadendo a pezzi e il regime non sembra in grado di porre rimedio a questa crisi, ultimo caso che ha messo la dittatura sotto una luce quantomeno sinistra è stata la morte di tre sorelline causata dal crollo di un balcone in un palazzo fatiscente, rimborso proposto ai genitori ? 15 dollari…
Vista l’emergenza Covid-19 il Governo italiano ha emesso uno dei tanti decreti denominato pomposamente “Cura Italia” che insieme a una serie di stanziamenti e di promesse doveva essere il primo di una serie di provvedimenti volti a semplificare il “sistema Italia”.
Alla prova dei fatti, ovviamente, il decreto “Cura Italia” non ha al momento prodotto nessun risultato, tanto meno dal punto di vista della semplificazione, anzi…
Un buon esempio è la procedura da seguire per ottenere la Cassa Integrazione in deroga, ammortizzatore sociale di cui in passato si è abusato ma che, in questa stagione diventa fondamentale.
Ora, per accedere a questo strumento, che per alcune aziende è alternativo al fallimento bisogna: 1) Stilare un verbale di accordo sindacale 2) Comprare una marca da bollo da 16 euro da apporre alla domanda da presentare in Regione 3) Inviarla sul sito della Regione 4) Firmarla in originale e inviarla in copia via PEC a tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione coinvolti
Il tutto ovviamente soggetto all’approvazione e controllo da parte dell’INPS.
Ancora più ridicola è la situazione per quanto riguarda la “mancetta” di 600 euro concessa agli autonomi.
A parte il fatto che questa elemosina è inferiore al massimale per il reddito di cittadinanza (750 euro) per cui è chiaro il messaggio del Governo per cui è meglio un nullafacente (o lavoratore in nero) rispetto a un professionista, anche in questo caso la procedura ha un che di ridicolo.
Inizialmente sembrava che visti i fondi decisamente limitati sarebbe stato indetto un click day (chi prima arriva prende e chi arriva tardi niente), adesso sembra invece che tutti quelli che faranno domanda avranno la contribuzione, che ricordiamo si tratta di un forfait unico e non di un sostegno mensile.
Per poter fare domanda bisogna avere il fantomatico PIN INPS, e chi non l’avesse ?
In origine la procedura per ottenere questo fantomatico codice era qualcosa che solo in uno Stato bizantino come il nostro poteva esistere: una parte veniva comunicato subito via mail o cellulare, l’altra arrivava via posta. Si, non avete letto male, via posta, come nell’800…
Adesso per semplificare e velocizzare il rilascio del codice viene inviato interamente via mail, peccato che non funzioni il sito per richiederlo, come al solito il diavolo della burocrazia fa le pentole ma non i coperchi.