Legge Zan e fantasia al potere

Si fa tanto parlare della legge Zan, soprattutto dopo la sceneggiata messa in piedi da Fedez prima, durante e dopo il “concertone” del primo Maggio.

Ma cos’è e cosa contiene il decreto ?

Intanto si tratta di una legge di due soli articoli (stranamente stringato per la media italica) che modifica altre due leggi, una del 1975 e una del 1993.

Legge del 1975

La prima è la 654 del 1975 che ratifica la convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale firmata a New York nel 1966.

In pratica si aggiunge ai primi due punti a) e b) le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia” diventando quindi:

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’omofobia o sulla transfobia.

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi fondati sull’omofobia o sulla transfobia.

A questa modifica dei due punti esistenti il nuovo decreto aggiunge un terzo punto come segue:

«3-bis. Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizza-zioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizza-zioni»

Quindi, per quanto riguarda la legge del 1975, il ddl Zan aggiunge e specifica l’aggravante omofobica o transfobica aggiungendola a quella razziale, e specifica, quasi ce ne fosse bisogno (sic) che ogni persona può liberamente esprimere il proprio pensiero purché non siano riconducibili alla discriminazione né istigazione alla discriminazione..

Come si possa distinguere il libero pensiero dalla discriminazione o dall’istigazione alla discriminazione viene demandato evidentemente all’organo giudiziario che tanto brilla in questo Paese per capacità di giudizio.

A meno di non seguire quello che lo stesso Zan ha dichiarato alla soubrettina dell’informazione Andrea Scanzi: “se dici che non ti piace l’utero in affitto, espressione bruttissima, o che i gay sono malati va bene, se dici che tutti i gay devono morire no”. E se dici che i “froci me fanno schifo !!!” ?

Legge del 1993

E’ la legge che modifica la convenzione di cui sopra aumentandone le pene e anche in questo caso il ddl prevede di aggiungere la stessa frase di cui sopra a un paio di articoli.

Non aggiunge invece in questo caso l’articolo che ribadisce la libertà d’opinione, chissà come mai…

Articolo 2

Prevede esclusivamente che “Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto della discriminazione e della violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e tran-sfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione” ci sia un monitoraggio periodico da parte dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Insomma

Alla fin fine tanto rumore per nulla: una legge inutile che ha ragione d’esistere solo in un Paese amante di una legislazione complessa e minuziosa che poi non corrisponde a un’amministrazione della Giustizia altrettanto puntuale.

Il problema della definizione su cosa sia parere personale e cosa incitazione all’odio esiste, così come esiste nei confronti delle minoranze etniche, religiose o di altro genere.

Ultimo ma non ultimo il ddl modifica una legge di conversione di un accordo internazionale datato 1966, esiste tutta questa urgenza ?

Macchina del fango “sinceramente democratica”

Nel silenzio generale della “grande stampa” sia italiana che americana una associazione americana di informazione non allineata (Project Veritas Action) ha pubblicato una serie di documenti che gettano una luce quantomeno ambigua sul prossimo presidente degli USA Hillary Clinton.
In particolare un video “rubato” a Scott Foval attivista pro Clinton con l’associazione Americans United for Change illustra alcune strategie davvero poco ortodosse della candidata democratica.
Per sua stessa ammissione da anni l’associazione da lui rappresentata paga persone con problemi mentali per “usarli” come disturbatori e provocatori nelle manifestazioni degli avversari e, nella lotta contro il “diavolo” Trump, avrebbe voluto schierare un finto Paperino per provocare l’avversario.
La pantomima del finto Donald Duck apparentemente approvata dalla stessa Clinton è stata poi stoppata dagli organizzatori scoraggiati dalla possibile reazione della Disney.
Insomma, la paladina dei diseredati e delle minoranze voleva usare un fumetto per denigrare l’avversario, non si capisce se è più puerile o deprimente.

Accoglienza (dis)interessata

Dietro le immagini strazianti degli immigrati morti in mare e ai servizi urticanti sui cittadini in piazza per “respingere” i (più o meno) profughi ci sono una serie di strutture che su questa emergenza campano a spese dello Stato.
Tra queste spicca la onlus Domus Caritatis che, nonostante il pesante coinvolgimento in “Mafia Capitale”, continua a vincere appalti in tutta Italia, così come la multinazionale (?) francese Engie, chiaro esempio che non tutte le “corporation” sono brutte e cattive.
Esemplare il caso della società Ecofficina nata 4 anni fa per la gestione del doposcuola, nel primo anno di attività fattura 114.000 euro, una volta passata alla gestione dell’accoglienza arriva a fatturare 9 milioni, ovviamente di fondi pubblici…
Stessa crescita impetuosa ha vissuto la New Family di Giugliano (Napoli) esempio lampante del nuovo business, in una zona particolarmente depressa dal punto di vista economico riesce in poco tempo a passare da 44.000 euro di fatturato a 5,5 milioni.
Un discorso a parte meriterebbe la situazione paradossale di alcuni cittadini monzesi che, dopo anni di sacrifici, erano riusciti ad acquistare una casa in un condominio di nuova costruzione. Purtroppo non tutti gli appartamenti della palazzina sono stati venduti a privati per cui la solita onlus a la carte ha pensato bene di affittarli a un gruppo di 120 immigrati a fronte di 30 cittadini monzesi. Risultato: per i monzesi una coabitazione impossibile per la Trattoria Mercato srl un fatturato di 200.000 euro al mese (parte dei quali degli stessi “assediati”).

Spifferi a corrente alternata

Ancora una volta si torna a parlare di giustizia (rigorosamente con la g minuscola) per due casi che hanno fatto (stra)parlare giornali e politici.
Il primo caso riguarda l’ex Governatore della regione Piemonte Cota che dopo 5 anni è stato assolto dalla cosiddetta rimborsopoli in salsa sabauda. Dopo più di un lustro si è scoperto che le famose mutande verdi per cui l’esponente leghista è stato lungamente sbertucciato non sono mai esistite e che nessuna spesa è stata fatta dal politico al di fuori di quanto autorizzato dalla normativa regionale. Come Cota sono stati assolti altri 14 imputati mentre solo 10 sono stati considerati colpevoli, per un primo grado non mi sembra un gran risultato né in termini di condanne né in termini di tempo necessario per giungere a questa misera conclusione.
Altra brutta pagina giudiziaria si è scritta a Roma. Anche qui dopo tanto squillar di trombe e veline passate ai giornalisti compiacenti, per ben 116 imputati nell’inchiesta pomposamente denominata “Mafia Capitale” è stata chiesta l’archiviazione.
Tra questi imputati c’è anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, additato da tutti come una sorta di moderno Nerone causa di tutti i mali di Roma, ma c’è anche Nicola Zingaretti, attuale Governatore della regione Lazio, sul cui stato di indagato nessun giornale ha pubblicato un rigo e, evidentemente, nessuna “gola profonda” ha spifferato in giro la notizia.
Insomma da una parte il mostro da sbattere in prima pagina (Alemanno) dall’altra il politico “sinceramente democratico” (Zingaretti) da tutelare ad ogni costo. Anche questo doppio trattamento fa capire bene lo stato della giustizia (rigorosamente con la g minuscola) in Italia.

Strabismo informativo

E’ notizia di ieri il fatto che il giornalista Nicola Porro sia stato assolto (dopo sette anni) dal famoso “caso Marcegaglia”.
Giusto per ricapitolare la storia: il vice direttore de “Il Giornale” parlando con l’addetto stampa dell’allora presidente di Confindustria Emma Marcegaglia disse scherzosamente che stavano per spostare i “segugi” de Il Giornale da Montecarlo (per la famosa questione della casa del cognato di Fini) a Mantova per indagare sugli affari della Marcegaglia.
Il telefono di Arpisella era sottoposto a intercettazione per un’indagine (finita nel nulla) sulla stessa Marcegaglia e quindi, a seguito di questa telefonata e delle successive dichiarazioni della presidente di Confindustria, il buon Porro venne indagato.
Ieri (dopo sette anni) il giornalista è stato assolto per non aver commesso il fatto.
Messa così sarebbe il solito caso di giustizia con la g minuscola, quello che però nel caso di specie fa sollevare qualche domanda è l’atteggiamento dei colleghi di Porro che, alla nascita del caso, si lanciarono contro “la macchina del fango” del giornalismo becero della Destra manganellatrice, mentre adesso, ad assoluzione avvenuta, si guardano bene di pubblicare anche solo un trafiletto a pagina 20.
In questo senso si distinse il Savonarola della carta stampata Marco Travaglio che accusò Porro di “sguazzare nella merda” (e detto da uno che fa un giornale per il 90% basato sulla stessa materia fa abbastanza ridere) mentre adesso non sente la necessità di pubblicare la notizia dell’avvenuta assoluzione. Evidentemente per Marco Manetta sono più “Fatti” i teoremi dell’accusa (o di qualche industriale di poco acume) piuttosto che le sentenze quando sono di assoluzione.

L’approccio Italico all’immigrazione

L’emergenza immigrazione sta portando al collasso tutto il sistema Italia.
Nel corso di quest’anno le richieste d’asilo sono cresciute del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso raggiungendo la ragguardevole cifra di oltre 75,000 domande presentate.
La maggioranza di queste domande (62%) viene respinta dalle commissioni preposte, in parte per la provenienza dei richiedenti asilo in parte per le storie che raccontano che, molto spesso, danno l’impressione agli esaminatori di racconti mandati a memoria.
In un Paese serio gli immigrati (a questo punto ufficialmente clandestini) sarebbero rispediti indietro, invece da noi (e a nostre spese) hanno diritto a tre gradi di giudizio (fino in Cassazione) per vedere riconosciuto il loro diritto a rimanere in Italia. Sarebbero tre gradi di giudizio ma, in realtà, normalmente ne basta solo uno visto che il ricorso di solito viene accolto in primo grado, al termine del quale il tribunale riconosce al ricorrente la “protezione umanitaria” della durata di 2 anni per problemi di salute, disastri naturali o “conflitti interni di breve durata” (qualsiasi cosa voglia dire).
Da Gennaio a Maggio di quest’anno sono stati presentati circa 15,000 ricorsi, con una media di 3500 nuove cause al mese, di questa mole di pratiche solo 985 sono giunte a sentenza, per arrivare a una decisione del giudice di media ci vogliono da 6 mesi a 1 anno in cui il “richiedente asilo” rimane nei centri di accoglienza.
Il mantenimento in questi centri (ovviamente a carico di Pantalone) costa 35 euro al giorno che vengono dati alle associazioni che gestiscono il centro stesso, la spesa per i corsi di Italiano, per gli affitti e per gli stipendi degli operatori che seguono gli immigrati e, per buon peso, 5,5 euro al giorno a immigrato per le spese personali. In totale il costo pro capite varia dal un minimo di 20,000 a un massimo di 30,000 euro l’anno a persona ospitata. Con il paradosso, persino troppo comprensibile, che dopo il riconoscimento del diritto a stare sul territorio Italiano gli immigrati non lasciano immediatamente il centro come dovrebbero ma, con il beneplacito delle organizzazioni che gestiscono le strutture, rimangono ancora qualche mese a spese del contribuente.
Per snellire la procedura e ridurre i tempi dei ricorsi il governo Italiano, in un raro sprazzo di buonsenso, ha proposto di abolire il secondo grado e il ricorso in Cassazione in caso di bocciatura della richiesta da parte del tribunale (assai rara) e di videoregistrare le testimonianze rilasciate in Commissione in modo da evitare le lungaggini di una seconda convocazione. Ovviamente contrarie a questa proposta le varie Onlus che campano sull’emergenza in quanto questa proposta violerebbe i diritti dei “migranti” e, la testimonianza in video, potrebbe essere un forte elemento di disturbo emotivo…
Anche questa è Italia !

Dotti medici e sapienti

Purtroppo c’è chi confonde le informazioni di Google con una laurea in medicina, ma c’è anche chi una laurea in medicina ce l’ha veramente e la usa in modo maldestro.
Della prima categoria fanno personaggi senza arte nè parte come Eleonora Brigliadori, che sostiene che il cancro si possa curare con le parole e la meditazione, oppure Red Ronnie che si batte contro i vaccini che, a suo parere, sono nocivi.
E finchè si tratta di attricette o tuttologi può anche andar bene, quello che preoccupa sono dei medici (o presunti tali) che spacciano come cure alternative delle pratiche degne di qualche stregone africano.
Per esempio c’è una dottoressa (fortunatamente radiata) che sostiene che il cancro puó essere guarito con le parole, così come la Sla o le paralisi, mentre il Parkinson sarebbe causato dalla depressione.
Altro caso “umano” è un “dottore” che cura il cancro con le piante, e meno male che Vannoni e il metodo Stamina sono stati certificati come millantatori, al di là degli onorevoli e sconsiderati sforzi di certa pseudo informazione.
Per non parlare dei metodi pseudo scientifici tipo quelli propugnati dal dottor Gerson (cura dei tumori con frullati e clisteri di caffè) o del dottor Hamer che proponeva invece una cura a base di ricotta e decotti di ortica per i tumori o di vitamina C per la leucemia. Questi ultimi due metodi sono giunti agli onori (?) della cronaca negli ultimi tempi visto che tre persone sono decedute in Italia a causa di queste “cure” alternative.
In questi casi grande responsabilità ha l’informazione che, invece di stigmatizzare questi moderni stregoni e i loro servi sciocchi, li propone in trasmissioni televisive come fossero delle persone degne di poter esprimere un pensiero sensato sul bene più prezioso che ogni persona ha: la salute.

Ligresti cattivo da copertina…

Interessante la storia di Paolo Ligresti per cui la procura di Torino richiese due anni fa l’arresto per i reati di aggiotaggio e falso in bilancio come membro del consiglio di amministrazione di Fonsai.
Essendo cittadino svizzero il figlio del più famoso Salvatore decise di rifugiarsi in Svizzera e si sottrasse all’arresto. Dopo due anni decise di costituirsi e ottenne gli arresti domiciliari.
E’ di pochi giorni fa la decisione del gup di Milano di assolvere Ligresti junior e gli altri tre imputati in quanto “il fatto non sussiste”, insomma se Ligresti non fosse stato svizzero e non avesse potuto contare sul patrimonio di famiglia si sarebbe fatto qualche mese (anno) di custodia cautelare in carcere per poi sentirsi dire “abbiamo scherzato”…
Ma non basta, sempre in questa settimana sono avvenuti altri due casi che fanno sperare di non dover avere mai a che fare con la “giustizia”:
Dopo 139 giorni, e la consueta gogna del giornalismo manettaro, l’ex presidente del PD Campano Stefano Graziano è stato assolto da tutte le accuse, quando nacquero le teorie accusatorie ci fu spreco di stampa e titoli in prima pagina, per l’assoluzione solo un trafiletto nelle pagine interne.
Ancora peggio il caso delle teoriche spese pazze nella regione Marche, terremoto giudiziario, dimissioni della giunta e, dopo qualche mese, su 66 accusati 60 sono stati prosciolti senza neanche andare a processo e solo 6 sono stati rinviati a giudizio per qualche “marachella”.
I pochi che hanno ancora fiducia nella cosiddetta giustizia fanno veramente un atto di Fede.

Ride bene…

E’ rimasto famoso il sorriso ironico del duo meraviglia Merkel / Sarkozy che nell’ormai lontano 2011 irrisero non solo il “fu” Presidente del Consiglio Berlusconi, ma anche il popolo italiota che l’aveva votato.
Dopo qualche anno mentre la cancelliera tedesca scopre che anche in Germania si sono rotti di una certa gestione “allegra” dell’accoglienza, il buon signor Bruni sta passando una serie di disavventure giudiziarie che rischiano di far naufragare la sua ambizione di candidarsi nuovamente alla Presidenza della Repubblica Francese.
E’ di qualche giorno fa la notizia che la procura di Parigi ha chiesto il processo per una storia di finanziamenti illeciti ricevuti per la campagna elettorale del 2012.
Questa ennesima disavventura giudiziaria si somma alle intercettazioni in cui il buon Sarkozy prometteva un posto di rilievo a un magistrato in cambio di informazioni su un’inchiesta che lo riguardava, all’inchiesta su alcuni appalti concessi a un suo amico senza gara d’appalto e a un presunto finanziamento ricevuto da Gheddafi durante la campagna presidenziale del 2007 che, fu, secondo alcuni ben informati, la ragione principale dell’attivismo francese nella rivolta contro Gheddafi che si concluse con la sua morte.
Insomma, sono passati alcuni anni, ma sia a Berlino che a Parigi mi sembra che abbiano poche ragioni per dimostrare la loro spocchia con sorrisetti complici…

Più che deportati poco preparati

Mentre alcuni giornali, sindacalisti e protestatari di professione straparlano di “deportazioni” escono i dati sul concorsone scuola attualmente in svolgimento.
I risultati sono sconfortanti. Limitandoci al microcosmo Liguria si scopre che per quanto riguarda gli insegnanti d’appoggio su 185 posti disponibili si sono presentati 167 candidati e solo 109 sono riusciti a passare il primo scoglio delle prove scritte.
Non molto meglio va per altre cattedre, se si esaminano i concorsi per gli insegnanti di filosofia, informatica, italiano per stranieri e tecnologia si scopre che su 102 candidati solo 59 (poco più della metà) sono stati ammessi alle prove orali…
Il colmo dei colmi è che non riuscendo a coprire tutte le cattedre attraverso il concorso (un po’ per la mancanza di candidati un po’ per la scarsa preparazione di chi si è presentato) le scuole saranno costrette a coprire i posti vacanti con supplenti che verranno scelti tra chi al concorso non ha partecipato o, semplicemente, non è riuscito a passarlo.
C’è da essere preoccupati sul livello di preparazione degli insegnanti che hanno nelle loro mani il futuro dei nostri ragazzi.