
Ultimamente si è parlato molto della ripartenza (o meno) del campionato di calcio.
La maggior parte delle persone ascolta con fastidio questo dibattito, un po’ perché identifica il calcio con i metro sexual ultrapagati della serie A, un po’ per l’inadeguatezza e l’incompetenza di quella macchietta che risponde al nome di Vincenzo Spadafora.
Ministro a sua insaputa
Il buon Vincenzo è uno dei tanti pentastellati catapultati dal nulla a uno scranno ministeriale e fa di tutto per dimostrare che il suo posto più consono era il primo più che il secondo.
Il Ministro (sic) negli ultimi tre mesi si è distinto per avere poche idee ma in compenso molto confuse, iniziando con il bloccare a pochi minuti dall’inizio una partita (poi ovviamente disputata) e continuando con una serie di proposte bislacche degne di un’osteria di paese più che di un Governo del G8.
In particolare con raro sprezzo del pericolo propose di far trasmettere tutte le partite della serie A in chiaro ignorando l’esistenza di una legge che proibisce l’emissione in diretta sulle reti non a pagamento delle partite.
Del resto la conoscenza delle legge non è un requisito necessario per diventare Ministro “grillino”, basta essere (forse) onesti…
Dopo questa figura barbina il politico di Afragola ha iniziato il balletto “si riparte” / “non si riparte” fino ad appiattirsi (come tutto il Governo) su quello che dicono i “soloni del giorno dopo” del comitato scientifico, per cui il rischio zero non è una chimera ma un obiettivo raggiungibile senza badare alla morte economica del paziente.
In fondo sai che soddisfazione non avere neanche un tifoso di calcio con un raffreddore a fronte del fallimento del calcio Italiano ?
Che palle il calcio…
Il pensiero dell’italiano medio (anche tifoso) in fondo è proprio questo: “ma con tutti i problemi che abbiamo proprio del campionato di calcio dobbiamo parlare ?”.
In fondo potrebbe essere anche vero, peccato che:
A seconda della fonte consultata il Calcio Italiano è la decima o dodicesima industria operante nel nostro Paese.
Il fatturato diretto prodotto dal movimento è di 4,7 miliardi annui di cui 3,8 miliardi generati dai 99 club professionistici a cui vanno sommati circa 3 miliardi di indotto.
Il gettito fiscale e previdenziale generato dal solo fatturato diretto è di 1,2 miliardi che rappresenta il 70% della contribuzione totale dello sport Italiano.
I praticanti sono 4,6 milioni, i tesserati 1,4 milioni di cui 833,000 giovani, ogni anno si disputano circa 570,000 partite ufficiali.
I posti di lavoro diretti sono oltre 46,000 mentre gli indiretti circa 125,000, alcuni giornali si spingono fino a considerare come circa 500,000 i lavoratori coinvolti in qualche modo dal movimento calcistico.
Prospettive future
A fronte di questi numeri forse una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni sarebbe consigliabile anche in considerazione del fatto che una chiusura anticipata della stagione porterebbe un danno alle società di calcio valutato intorno ai 900,000 euro, un sicuro contenzioso con chi detiene i diritti per la trasmissione in televisione e il probabile fallimento di molte società.
Diciamo che forse l’argomento è troppo complesso per lasciarlo in mano a un dilettante allo sbaraglio come Spadafora e ai suoi consiglieri aspiranti stregoni.
