Passa solo un giorno dal (non) avvio della fase 2 in Italia e i giornali coperti e allineati si schierano a difesa di Conte e del suo immobilismo.
Prima informazione (?): se riaprissimo tutto (sottolineo TUTTO) il comitato degli espertoni prevede un numero di persone in terapia intensiva a Giugno di 150mila persone e a fine anno di 450mila.
E detto così chi non sarebbe d’accordo con il Presidente del Consiglio dalla pochette scintillante ?
Peccato che: 1) i numeri di cui sopra vengono calcolati (non si sa come) tornando indietro al Gennaio 2020, quindi niente mascherine, niente distanziamento sociale, niente smart working, scuole aperte e tutti i locali aperti senza nessuna limitazione. Scenario che ovviamente NESSUNO ha chiesto e che NESSUNO pensa sia praticabile. 2) senza nessun controllo il tetto massimo di persone in Italia in terapia intensiva è stato di 4068 persone. Come è pensabile che in un mese, pur facendo del nostro peggio, si arrivi ad avere 37 volte gli ammalati registrati nel momento peggiore della malattia ? 3) in Europa il totale dei letti disponibili in terapia intensiva sono 81mila, pensiamo davvero che in un mese, pur facendo del nostro peggio, si arrivi ad avere quasi il doppio di malati rispetto alla disponibilità di tutti gli ospedali Europei messi insieme ?
Seconda informazione (?): in Germania, dopo aver aperto, si è già verificato un aumento dei contagiati facendo salire il famoso fattore R0 a 1 (un nuovo infettato per ogni malato).
E detta così sarebbero tutti d’accordo con l’autonominato “avvocato del popolo”
Peccato che: 1) La Germania ha riaperto da pochi giorni e quindi l’eventuale effetto della riapertura si dovrebbe vedere tra una settimana (visto quello che dicono i virologi) 2) La Germania ha riaperto molto di più rispetto all’Italia, in alcuni lander sono state riaperte anche le scuole, e non è stato imposto l’uso delle mascherine in pubblico 3) La Germania non ha mai chiuso tutto tanto quanto noi 4) Lo stesso Wieler (pluricitato direttore dell’Istituto Robert Koch) dichara che non bisogna sopravvalutare il significato del dato, “R è solo un dato statistico come un altro”
Diciamo che se non siamo di fronte a delle fake news abbiamo certamente un’informazione non degna di un Paese libero e civilizzato, la strada verso il Venezuela è sempre più spianata.
Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere l’ultima fatica letteraria del guru dei virologi il celebre Roberto Burioni (Borioni per chi, come me, si è un po’ stancato della sua supponenza).
Intanto curioso che a poche settimane dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 l’instancabile presenzialista riesca a far uscire un instant book come un giornalista di pettegolezzi qualunque. Il fatto che i proventi della vendita vadano a finanziare una non meglio precisata “ricerca sui coronavirus” è un’aggravante perché fa capire come la spinta del novello Savonarola non sia tanto l’interesse economico quanto la (vana) gloria.
Tralasciando il capitolo iniziale sul corona virus attuale, che è palesemente stato inserito all’ultimo e quindi è pieno di aria fritta e sentito dire, il resto del libro è sconcertante e ci fa capire come la nostra vita e la nostra libertà sia in mano a persone che non hanno la benché minima idea di una soluzione alternativa alla clausura.
Il libro infatti fa una carrellata sui più comuni e famosi virus e, in quasi tutti i casi, la descrizione è disarmante: non si conoscono le cause, non si hanno vaccini o cure e non si capisce perché, a un certo punto, il virus sia scomparso (se è scomparso…).
Questo può essere comprensibile per l’ultima grande pandemia di peste, iniziata nel 1895 in Cina e di cui si scoprirono le cause solo tre anni dopo e la cui cura fu possibile solo dopo la seconda guerra mondiale grazie agli antibiotici, però stiamo parlando di fine ‘800 e quindi ci sta un certo ritardo nella diagnostica e nelle cure.
Ovviamente gli estensori del libro sottolineano come comunque la peste fu contenuta grazie “alle misure di igiene pubblica”, il fatto che per una cura (ad ampio raggio) ci siano voluti 50 anni non è rilevante.
Un po’ meno giustificabile è il caso dell’influenza Spagnola scoppiata in Europa durante la Prima Guerra Mondiale.
Di questo drammatico virus il buon Borioni tranquillamente afferma che non se ne conosce l’origine, non si capisce come mai le vittime fossero neonati, vecchi (come una normale influenza) e la fascia d’età tra i 20 e 30 anni né come mai la malattia comparsa nella primavera con un basso tasso di mortalità si trasformò in un flagello nell’Agosto dello stesso anno.
Bontà sua conclude dicendo: “Non abbiamo risposte certe a queste domande, ma sappiamo che la ricerca per trovarle ci farà avanzare nella comprensione dei meccanismi fondamentali delle infezioni.” e a distanza di un secolo non mi sembra un messaggio incoraggiante.
Stesso discorso, o quasi, per Ebola: scoperta nel 1976, letale tra il 25% e l’80% dei contagiati (dati precisissimi…), con circa 25 epidemie in 36 anni e senza cura che non sia l’ABC (avoid body contact). L’ultimo caso giunto agli onori della cronaca è stato alla fine del 2013 tra Guinea, Sierra Leone e Liberia, l’epidemia venne considerata conclusa alla fine del 2015, dopo due anni di quarantena per TUTTA la popolazione locale.
Domanda da profano: ci vuole una starlette della virologia per chiudere in casa interi Paesi ? O non ci si aspetta qualcosa d’altro da persone che sbandierano titoli accademici ogni 5 minuti ?
Si dirà: è un virus principalmente africano, a nessuno interessa cosa succede in questi posti…
Parliamo allora di AIDS o di virus HIV.
Anche per l’HIV non si sa di preciso da dove origini, ci si mette 2/3 anni ad isolarlo e i farmaci attualmente utilizzati “bloccano efficientemente il virus impedendogli la replicazione, ma non riescono a eliminarlo”, il tutto a quarantanni dalla sua comparsa nel mondo occidentale…
Discorso analogo ad Ebola è quanto successo con l’epidemia di SARS che “si estingue grazie agli interventi di identificazione e isolamento dei malati” , insomma la soluzione degli “esperti” sono dei nuovi lazzaretti. Cura ? Non pervenuta.
Insomma, alla fine, a parte consigliare di lavarci le mani (come una D’Urso qualsiasi) e spingere per la quarantena di tutti, il buon Borioni ci tiene solo a farci sapere che per un vaccino ci vorranno anni e considerati gli esempi del libro non c’è da sperarci molto.
Domanda finale, visto quello che dicono gli “esperti” siamo sicuri di lasciar decidere della nostra vita a gente che ha sempre ragione ma magari con decenni di ritardo ?
Siamo sicuri a voler considerare degni di ammirazione incondizionata personaggi che hanno come unica soluzione lo stare a casa ?
Si è molto discusso del famoso (famigerato) MES in questo periodo, di chi e come l’abbia approvato e se sia o meno un bene richiedere l’aiuto di questo Fondo.
Al momento tralascerei la parte tecnica per concentrarmi sulla genesi di questo strumento e cercare di capire chi effettivamente ne sia il padre e quali sono le ragioni che hanno portato alla sua creazione.
Tutto inizia nel 2010 con la scia della crisi del 2008 e il buco nero in cui si era infilata la Grecia causando a sua volta una sfiducia generalizzata da parte dei mercati sul debito di alcune economie europee (l’Italia ovviamente non poteva mancare).
A quel tempo Ecofin (Consiglio Economia e Finanza europeo) crea due fondi per assistere temporaneamente gli Stati membri dell’UE in crisi finanziaria. Questi due strumenti vennero battezzati EFSM (meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria) e l’EFSF (fondo europeo di stabilizzazione finanziaria).
All’Ecofin partecipano tutti i Ministri delle Finanze dei Paesi membri, quindi all’atto della creazione di EFSM e EFSF per l’Italia era presente Giulio Tremonti, ribadiamo che i due strumenti avevano una durata temporanea e lo scopo di evitare il default di alcune Nazioni come ad esempio la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo.
La durata prevista era di un massimo di 3 anni con un ammontare massimo di risorse di 500 miliardi di euro.
La differenza tra i due strumenti era che mentre l’EFSM (60 miliardi) era garantita dalla UE direttamente l’EFSF (400 miliardi) era finanziata dai Paesi della zona euro (quindi non Inghilterra o altri che hanno continuato a mantenere la loro valuta).
Sempre nel 2010 si posero le basi di un altro strumento che non fosse transitorio ma potesse intervenire in caso di crisi su richiesta delle Nazioni partecipanti in qualsiasi momento. Il famoso (famigerato) MES.
In origine il nuovo trattato avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2013, quindi alla scadenza dei due fondi transitori.
Nel 2011 (Governo Berlusconi, Tremonti Ministro dell’Economia) si raggiunse l’accordo sul trattato e sull’anticipazione dell’entrata in vigore al 2012 anziché al 2013.
Nel Marzo dello stesso anno (sempre stesso Governo) venne firmata la riforma del trattato sul funzionamento dell’UE aggiungendo il famoso paragrafo che dava la possibilità di istituire il MES sottoponendo gli aiuti finanziari a “una rigorosa condizionalità” che poi è il punto su cui si discute in questi giorni.
Il 2 Febbraio 2012 (Governo Monti sostenuto da PDL e PD con la Lega all’opposizione) viene firmato il trattato che istituisce il MES, il ministro dell’Economia ai tempi era lo stesso Monti che mantenne l’interim fino al Luglio 2012.
Nell’Aprile 2012 (sempre Governo Monti) viene presentato il disegno di legge per la ratifica del trattato di costituzione del MES.
Il Parlamento sovrano (ricordiamolo) approvò la legge, senza questa approvazione l’Italia non avrebbe partecipato al MES, secondo il sottoscritto sbagliando.
Per dare un’idea di chi votò a favore basta vedere i numeri della Camera dei Deputati: 168 PD (34 assenti e 3 in missione) 83 PDL (con ben 91 assenti e 2 contrari), 30 UDC (7 assenti). Lega Nord 51 contrari su 59 deputati, nessuno a favore.
Nel dettaglio e per arrivare alle “pietre dello scandalo” Giorgia Meloni allora nel PDL non si presentò alla votazioni e si dichiarò comunque contraria fuoriuscendo dal partito poco tempo dopo per fondare Fratelli d’Italia insieme a Crosetto (uno dei due votanti contro), Salvini era eurodeputato (non molto presente) quindi con nessuna responsabilità sull’approvazione di niente.
C’è anche da aggiungere che lo stesso Giulio Tremonti ultimamente ha spiegato come nella sua visione e in quella del Governo Italiano dell’epoca il MES era strettamente legato agli Eurobond ma questa è una discussione tecnica su cui oltretutto difficilmente si potrà verificare la veridicità.
Quello che si può sicuramente dire è che l’attuale Presidente del Consiglio ha fatto delle affermazioni imprecise, quando non palesemente false: nel 2012 non c’era più il Governo Berlusconi né tantomeno Giorgia Meloni era Ministro, i trattati non vengono approvati dai Governi che al massimo li stipulano, ma poi devono passare al vaglio del Parlamento che li approva, e in questo caso la Lega votò contro mentre la Meloni non partecipò al voto dichiarandosi contraria.
Ecco, se volessimo fare un giochino puramente matematico l’approvazione del trattato avvenne con una maggioranza di 325 voti, visti i numeri di cui sopra la responsabilità andrebbe divisa al 51% PD, 26% PDL, 9% la fu UDC che si può tranquillamente sommare al PD e 14% tra Gruppo Misto e cespugli vari, la Lega con l’allora segretario Maroni 0%.
Rimane il fatto che, a mio giudizio, fare polemica sul MES è sbagliato, si tratta di uno strumento con delle regole chiare, se l’Italia si è messa nelle condizioni di non riuscire a gestire questo strumento senza che le regole ci strozzino non è un problema del MES ma dell’Italia e di chi l’ha governata e (non) la governa attualmente.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una grande retorica sull’invio di una squadra di medici e infermieri cubani arrivati in Italia per aiutarci durante l’emergenza legata alla diffusione del Covid-19.
Di colpo, a fronte di un aiuto sicuramente meritevole di ringraziamento, si è assistito a un panegirico indifferenziato nei confronti di Cuba e del suo regime dipinto come il “migliore dei mondi possibili”.
Tutto questo a fronte di una realtà decisamente diversa.
Cuba è e rimane una dittatura a tutti gli effetti, con una limitazione della libertà a tutti i livelli e un numero di “prigionieri politici” ormai fuori controllo.
Per farsi un’idea di come vivono i cubani basti dire che per chi viene accusato di essere un dissidente vige il divieto assoluto di viaggiare all’estero, non solo, restando in Patria (obbligatoriamente…) il rischio di venire imprigionati nelle terribili galere cubane è altissimo.
A proposito di prigioni un dato che balza agli occhi è che a Cuba, attualmente, risultano incarcerati più di 90,000 prigionieri, sparsi in 200 diverse carceri. Ai tempi del famigerato dittatore Batista ce n’erano “solo” 14.
Secondo quanto riportato da Edel Gonzalez Jimenez (ex Presidente della Magistratura Provinciale di Cuba) al momento risultano condannate circa 127,000 persone, di cui oltre 90,000 ristrette in carcere, e se si considera che la popolazione cubana è di meno di 12 milioni si arriva all’astronomica cifra di un carcerato su 1000 abitanti. Record mondiale di questa poco encomiabile classifica.
Ovviamente la maggior parte delle persone sconta condanne per reati d’opinione, anche perché, come dichiara Javier Larrondo presidente di Prisoners Defender, dopo la crisi venezuelana e la conseguente mancanza dei finanziamenti provenienti dal regime di Maduro il Governo Cubano ha varato una serie di indulti per liberare i delinquenti comuni lasciando spazio nei carceri ai dissidenti politici.
Dall’altro lato è proprio la crisi economica dovuta al declino venezuelano e alle sanzioni decise da Donald Trump che sta facendo salire la protesta del popolo, sempre più affamato e in condizioni di sopravvivenza precarie.
La vecchia Avana sta ormai cadendo a pezzi e il regime non sembra in grado di porre rimedio a questa crisi, ultimo caso che ha messo la dittatura sotto una luce quantomeno sinistra è stata la morte di tre sorelline causata dal crollo di un balcone in un palazzo fatiscente, rimborso proposto ai genitori ? 15 dollari…