Deutschland über alles

Come in tutti i momenti di crisi l’Unione Europea si trova spaccata in due, da una parte i cosiddetti “rigoristi” (Germania e altri Paesi del Nord) e dall’altra i mediterranei con la Francia a far la parte dell’ago della bilancia, o della banderuola che dir si voglia.

Quello che la Germania e gli altri Paesi suoi vassalli sostengono è: “perché noi che siamo rigorosi dobbiamo pagare i debiti che avete accumulato voi in una vita da cicala ?”.

Discorso in linea teorica condivisibile, peccato che a grattare un po’ la patina della propaganda si trova la realtà che è un pochino diversa.

Nel 1953 l’Europa, con il trattato di Londra, consentì di dimezzare il debito tedesco del 50% (da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni) , evitando in questo modo il default dell’allora Germania Ovest.

Bisogna considerare che 23 miliardi di dollari del tempo erano pari al 100% del PIL tedesco dell’epoca.

Il debito era stato accumulato nel corso delle due guerre mondiali che videro l’Impero Germanico sconfitto dagli alleati.

Curiosità del tempo tra i Governi che approvarono la riduzione del debito vi furono l’Italia di De Gasperi e la povera Grecia che subì l’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale e che subì, anni dopo, ben altro trattamento da parte della Troika a guida tedesca.

La restante parte del debito avrebbe dovuto essere saldata dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, peccato che nel 1990 l’allora Cancelliere Kohl si oppose al pagamento paventando il fallimento della riunificazione e il default della nuova Germania unita.

Anche in questo caso l’Europa unita (comprese Italia e Grecia) abbozzarono.

Alla Germania venne concesso (nel 2010) di chiudere la questione con il pagamento di 69,9 milioni a fronte di un debito di 23 miliardi…

Ecco, quando si parla di cicale e formiche non è detto che la cicala sia sempre da una parte e la formica dall’altra.

Governo Italico e semplificazione (2)

Vista l’emergenza Covid-19 il Governo italiano ha emesso uno dei tanti decreti denominato pomposamente “Cura Italia” che insieme a una serie di stanziamenti e di promesse doveva essere il primo di una serie di provvedimenti volti a semplificare il “sistema Italia”.

Alla prova dei fatti, ovviamente, il decreto “Cura Italia” non ha al momento prodotto nessun risultato, tanto meno dal punto di vista della semplificazione, anzi…

Un buon esempio è la procedura da seguire per ottenere la Cassa Integrazione in deroga, ammortizzatore sociale di cui in passato si è abusato ma che, in questa stagione diventa fondamentale.

Ora, per accedere a questo strumento, che per alcune aziende è alternativo al fallimento bisogna:
1) Stilare un verbale di accordo sindacale
2) Comprare una marca da bollo da 16 euro da apporre alla domanda da presentare in Regione
3) Inviarla sul sito della Regione
4) Firmarla in originale e inviarla in copia via PEC a tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione coinvolti

Il tutto ovviamente soggetto all’approvazione e controllo da parte dell’INPS.

Ancora più ridicola è la situazione per quanto riguarda la “mancetta” di 600 euro concessa agli autonomi.

A parte il fatto che questa elemosina è inferiore al massimale per il reddito di cittadinanza (750 euro) per cui è chiaro il messaggio del Governo per cui è meglio un nullafacente (o lavoratore in nero) rispetto a un professionista, anche in questo caso la procedura ha un che di ridicolo.

Inizialmente sembrava che visti i fondi decisamente limitati sarebbe stato indetto un click day (chi prima arriva prende e chi arriva tardi niente), adesso sembra invece che tutti quelli che faranno domanda avranno la contribuzione, che ricordiamo si tratta di un forfait unico e non di un sostegno mensile.

Per poter fare domanda bisogna avere il fantomatico PIN INPS, e chi non l’avesse ?

In origine la procedura per ottenere questo fantomatico codice era qualcosa che solo in uno Stato bizantino come il nostro poteva esistere: una parte veniva comunicato subito via mail o cellulare, l’altra arrivava via posta. Si, non avete letto male, via posta, come nell’800…

Adesso per semplificare e velocizzare il rilascio del codice viene inviato interamente via mail, peccato che non funzioni il sito per richiederlo, come al solito il diavolo della burocrazia fa le pentole ma non i coperchi.

Governo Italico e semplificazione

L’attuale Governo gode di un’inspiegabile fiducia da parte del popolo Italico, a sentire da quello che dicono i sondaggi commissionati dai vari talk show (soprattutto di una certa parte politica).

Per cercare di mettere nella giusta luce quello che sta facendo il Governo Conte / Casalino può essere utile fare un paragone con quello che succede in UK.

Ieri il Cancelliere dello Scacchiere, corrispondente del nostro Ministro dell’Economia ha annunciato le misure a sostegno dei lavoratori autonomi.

In sunto quello che è stato deciso:
!) Tutti gli autonomi che guadagnano fino a 50,000 sterline riceveranno dallo Stato un assegno mensile calcolato sulla media del fatturato (fatturano, non guadagno !!!) degli ultimi tre anni
2) L’Agenzia delle Entrate Inglese contatterà chi ne ha diritto per accordarsi sulla modalità del versamento
3) Non ci sarà bisogno di usufruire di consulenti né di partecipare a nessun click day o bestialità simili
4) unico lato negativo la contribuzione inizierà con il nuovo anno fiscale, quindi a Giugno, nel frattempo però ogni autonomo può immediatamente chiedere un sostegno al reddito noto come sick pay, chiedere la sospensione (con un click) di tasse universitarie, locali e nazionali e delle rate di prestiti e mutui

In Italia il Governo ha stabilito una “mancetta” di 600 euro in un’unica soluzione, come verrà erogata, che tipo di procedura andrà seguita, chi ne avrà diritto non si è ancora capito.

Per quanto riguarda la sospensione dei mutui non si è ancora capito come e chi ha diritto a chiederla né tantomeno si conosce la procedura per ottenerla, in compenso continuiamo a regalare il redditto di cittadinanza a una schiera di nullafacenti.

Giusto per completare il quadro il massimo della tassazione per un autonomo in Inghilterra è il 22%, tutte le pratiche si possono svolgere online senza bisogno di code da terzo mondo negli uffici pubblici.

Però in Italia siamo contenti del Governo Conte / Casalino, de gustibus…

Il festival della mediocrità

Quando finirà l’emergenza che stiamo vivendo spero che nessuno si dimentichi di chi ha lavorato per risolverla e chi invece si è lasciato andare a pensieri e parole senza senso.

L’apice di questa schiera di mediocri, arrivata in posti di comando per grazia divina, è sicuramente il Ministro (sic) Boccia e il pessimo capo della protezione civile Borrelli. Con più di 4000 connazionali deceduti i due guitti hanno pensato bene prima di una conferenza stampa di irridere l’assessore alla sanità lombardo che aveva protestato per le indecenti mascherine fornite dallo Stato a chi sta lavorando negli ospedali.

In un Paese normale questi due personaggi inqualificabili sarebbero stati costretti alle dimissioni, in Italia sono ancora lì come se niente fosse, mentre i giornalisti si concentrano su Salvini che va a fare la spesa o sulla Meloni che si lamenta dei cinesi.

Che tristezza.

Ma loro sono solo l’apice di una serie di “dilettanti allo sbaraglio” che hanno dato il meglio (peggio) di se nel momento in cui si chiedevano doti di leadership e di capacità che evidentemente non hanno.

A futura memoria una lista di chi si è particolarmente distinto in questo periodo:

Michele Serra e Massimo Recalcati: per cui l’unico virus da curare era quello del razzismo
Carlo Lucarelli: che considerava invece l’ignoranza come il virus da sconfiggere
Per Gianrico Carofiglio la vera malattia è la paura (non si capisce bene di cosa)
Uno dei migliori è stato sicuramente il Governatore della Toscana Enrico Rossi che testualmente dichiarava: “allarmismo ridicolo, chi vuole la quarantena è un fascioleghista”
Il povero Zingaretti che è rimasto vittima della sua stessa propaganda ammalandosi dopo i numerosi aperitivi contro la quarantena
In ultimo ma non ultimo il sindaco di Milano Sala che, almeno ha avuto il buongusto di chiedere scusa per l’incauto “Milano non si ferma”