Accoglienza (dis)interessata

Dietro le immagini strazianti degli immigrati morti in mare e ai servizi urticanti sui cittadini in piazza per “respingere” i (più o meno) profughi ci sono una serie di strutture che su questa emergenza campano a spese dello Stato.
Tra queste spicca la onlus Domus Caritatis che, nonostante il pesante coinvolgimento in “Mafia Capitale”, continua a vincere appalti in tutta Italia, così come la multinazionale (?) francese Engie, chiaro esempio che non tutte le “corporation” sono brutte e cattive.
Esemplare il caso della società Ecofficina nata 4 anni fa per la gestione del doposcuola, nel primo anno di attività fattura 114.000 euro, una volta passata alla gestione dell’accoglienza arriva a fatturare 9 milioni, ovviamente di fondi pubblici…
Stessa crescita impetuosa ha vissuto la New Family di Giugliano (Napoli) esempio lampante del nuovo business, in una zona particolarmente depressa dal punto di vista economico riesce in poco tempo a passare da 44.000 euro di fatturato a 5,5 milioni.
Un discorso a parte meriterebbe la situazione paradossale di alcuni cittadini monzesi che, dopo anni di sacrifici, erano riusciti ad acquistare una casa in un condominio di nuova costruzione. Purtroppo non tutti gli appartamenti della palazzina sono stati venduti a privati per cui la solita onlus a la carte ha pensato bene di affittarli a un gruppo di 120 immigrati a fronte di 30 cittadini monzesi. Risultato: per i monzesi una coabitazione impossibile per la Trattoria Mercato srl un fatturato di 200.000 euro al mese (parte dei quali degli stessi “assediati”).

Spifferi a corrente alternata

Ancora una volta si torna a parlare di giustizia (rigorosamente con la g minuscola) per due casi che hanno fatto (stra)parlare giornali e politici.
Il primo caso riguarda l’ex Governatore della regione Piemonte Cota che dopo 5 anni è stato assolto dalla cosiddetta rimborsopoli in salsa sabauda. Dopo più di un lustro si è scoperto che le famose mutande verdi per cui l’esponente leghista è stato lungamente sbertucciato non sono mai esistite e che nessuna spesa è stata fatta dal politico al di fuori di quanto autorizzato dalla normativa regionale. Come Cota sono stati assolti altri 14 imputati mentre solo 10 sono stati considerati colpevoli, per un primo grado non mi sembra un gran risultato né in termini di condanne né in termini di tempo necessario per giungere a questa misera conclusione.
Altra brutta pagina giudiziaria si è scritta a Roma. Anche qui dopo tanto squillar di trombe e veline passate ai giornalisti compiacenti, per ben 116 imputati nell’inchiesta pomposamente denominata “Mafia Capitale” è stata chiesta l’archiviazione.
Tra questi imputati c’è anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, additato da tutti come una sorta di moderno Nerone causa di tutti i mali di Roma, ma c’è anche Nicola Zingaretti, attuale Governatore della regione Lazio, sul cui stato di indagato nessun giornale ha pubblicato un rigo e, evidentemente, nessuna “gola profonda” ha spifferato in giro la notizia.
Insomma da una parte il mostro da sbattere in prima pagina (Alemanno) dall’altra il politico “sinceramente democratico” (Zingaretti) da tutelare ad ogni costo. Anche questo doppio trattamento fa capire bene lo stato della giustizia (rigorosamente con la g minuscola) in Italia.