Strabismo informativo

E’ notizia di ieri il fatto che il giornalista Nicola Porro sia stato assolto (dopo sette anni) dal famoso “caso Marcegaglia”.
Giusto per ricapitolare la storia: il vice direttore de “Il Giornale” parlando con l’addetto stampa dell’allora presidente di Confindustria Emma Marcegaglia disse scherzosamente che stavano per spostare i “segugi” de Il Giornale da Montecarlo (per la famosa questione della casa del cognato di Fini) a Mantova per indagare sugli affari della Marcegaglia.
Il telefono di Arpisella era sottoposto a intercettazione per un’indagine (finita nel nulla) sulla stessa Marcegaglia e quindi, a seguito di questa telefonata e delle successive dichiarazioni della presidente di Confindustria, il buon Porro venne indagato.
Ieri (dopo sette anni) il giornalista è stato assolto per non aver commesso il fatto.
Messa così sarebbe il solito caso di giustizia con la g minuscola, quello che però nel caso di specie fa sollevare qualche domanda è l’atteggiamento dei colleghi di Porro che, alla nascita del caso, si lanciarono contro “la macchina del fango” del giornalismo becero della Destra manganellatrice, mentre adesso, ad assoluzione avvenuta, si guardano bene di pubblicare anche solo un trafiletto a pagina 20.
In questo senso si distinse il Savonarola della carta stampata Marco Travaglio che accusò Porro di “sguazzare nella merda” (e detto da uno che fa un giornale per il 90% basato sulla stessa materia fa abbastanza ridere) mentre adesso non sente la necessità di pubblicare la notizia dell’avvenuta assoluzione. Evidentemente per Marco Manetta sono più “Fatti” i teoremi dell’accusa (o di qualche industriale di poco acume) piuttosto che le sentenze quando sono di assoluzione.

L’approccio Italico all’immigrazione

L’emergenza immigrazione sta portando al collasso tutto il sistema Italia.
Nel corso di quest’anno le richieste d’asilo sono cresciute del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso raggiungendo la ragguardevole cifra di oltre 75,000 domande presentate.
La maggioranza di queste domande (62%) viene respinta dalle commissioni preposte, in parte per la provenienza dei richiedenti asilo in parte per le storie che raccontano che, molto spesso, danno l’impressione agli esaminatori di racconti mandati a memoria.
In un Paese serio gli immigrati (a questo punto ufficialmente clandestini) sarebbero rispediti indietro, invece da noi (e a nostre spese) hanno diritto a tre gradi di giudizio (fino in Cassazione) per vedere riconosciuto il loro diritto a rimanere in Italia. Sarebbero tre gradi di giudizio ma, in realtà, normalmente ne basta solo uno visto che il ricorso di solito viene accolto in primo grado, al termine del quale il tribunale riconosce al ricorrente la “protezione umanitaria” della durata di 2 anni per problemi di salute, disastri naturali o “conflitti interni di breve durata” (qualsiasi cosa voglia dire).
Da Gennaio a Maggio di quest’anno sono stati presentati circa 15,000 ricorsi, con una media di 3500 nuove cause al mese, di questa mole di pratiche solo 985 sono giunte a sentenza, per arrivare a una decisione del giudice di media ci vogliono da 6 mesi a 1 anno in cui il “richiedente asilo” rimane nei centri di accoglienza.
Il mantenimento in questi centri (ovviamente a carico di Pantalone) costa 35 euro al giorno che vengono dati alle associazioni che gestiscono il centro stesso, la spesa per i corsi di Italiano, per gli affitti e per gli stipendi degli operatori che seguono gli immigrati e, per buon peso, 5,5 euro al giorno a immigrato per le spese personali. In totale il costo pro capite varia dal un minimo di 20,000 a un massimo di 30,000 euro l’anno a persona ospitata. Con il paradosso, persino troppo comprensibile, che dopo il riconoscimento del diritto a stare sul territorio Italiano gli immigrati non lasciano immediatamente il centro come dovrebbero ma, con il beneplacito delle organizzazioni che gestiscono le strutture, rimangono ancora qualche mese a spese del contribuente.
Per snellire la procedura e ridurre i tempi dei ricorsi il governo Italiano, in un raro sprazzo di buonsenso, ha proposto di abolire il secondo grado e il ricorso in Cassazione in caso di bocciatura della richiesta da parte del tribunale (assai rara) e di videoregistrare le testimonianze rilasciate in Commissione in modo da evitare le lungaggini di una seconda convocazione. Ovviamente contrarie a questa proposta le varie Onlus che campano sull’emergenza in quanto questa proposta violerebbe i diritti dei “migranti” e, la testimonianza in video, potrebbe essere un forte elemento di disturbo emotivo…
Anche questa è Italia !

Dotti medici e sapienti

Purtroppo c’è chi confonde le informazioni di Google con una laurea in medicina, ma c’è anche chi una laurea in medicina ce l’ha veramente e la usa in modo maldestro.
Della prima categoria fanno personaggi senza arte nè parte come Eleonora Brigliadori, che sostiene che il cancro si possa curare con le parole e la meditazione, oppure Red Ronnie che si batte contro i vaccini che, a suo parere, sono nocivi.
E finchè si tratta di attricette o tuttologi può anche andar bene, quello che preoccupa sono dei medici (o presunti tali) che spacciano come cure alternative delle pratiche degne di qualche stregone africano.
Per esempio c’è una dottoressa (fortunatamente radiata) che sostiene che il cancro puó essere guarito con le parole, così come la Sla o le paralisi, mentre il Parkinson sarebbe causato dalla depressione.
Altro caso “umano” è un “dottore” che cura il cancro con le piante, e meno male che Vannoni e il metodo Stamina sono stati certificati come millantatori, al di là degli onorevoli e sconsiderati sforzi di certa pseudo informazione.
Per non parlare dei metodi pseudo scientifici tipo quelli propugnati dal dottor Gerson (cura dei tumori con frullati e clisteri di caffè) o del dottor Hamer che proponeva invece una cura a base di ricotta e decotti di ortica per i tumori o di vitamina C per la leucemia. Questi ultimi due metodi sono giunti agli onori (?) della cronaca negli ultimi tempi visto che tre persone sono decedute in Italia a causa di queste “cure” alternative.
In questi casi grande responsabilità ha l’informazione che, invece di stigmatizzare questi moderni stregoni e i loro servi sciocchi, li propone in trasmissioni televisive come fossero delle persone degne di poter esprimere un pensiero sensato sul bene più prezioso che ogni persona ha: la salute.

Ligresti cattivo da copertina…

Interessante la storia di Paolo Ligresti per cui la procura di Torino richiese due anni fa l’arresto per i reati di aggiotaggio e falso in bilancio come membro del consiglio di amministrazione di Fonsai.
Essendo cittadino svizzero il figlio del più famoso Salvatore decise di rifugiarsi in Svizzera e si sottrasse all’arresto. Dopo due anni decise di costituirsi e ottenne gli arresti domiciliari.
E’ di pochi giorni fa la decisione del gup di Milano di assolvere Ligresti junior e gli altri tre imputati in quanto “il fatto non sussiste”, insomma se Ligresti non fosse stato svizzero e non avesse potuto contare sul patrimonio di famiglia si sarebbe fatto qualche mese (anno) di custodia cautelare in carcere per poi sentirsi dire “abbiamo scherzato”…
Ma non basta, sempre in questa settimana sono avvenuti altri due casi che fanno sperare di non dover avere mai a che fare con la “giustizia”:
Dopo 139 giorni, e la consueta gogna del giornalismo manettaro, l’ex presidente del PD Campano Stefano Graziano è stato assolto da tutte le accuse, quando nacquero le teorie accusatorie ci fu spreco di stampa e titoli in prima pagina, per l’assoluzione solo un trafiletto nelle pagine interne.
Ancora peggio il caso delle teoriche spese pazze nella regione Marche, terremoto giudiziario, dimissioni della giunta e, dopo qualche mese, su 66 accusati 60 sono stati prosciolti senza neanche andare a processo e solo 6 sono stati rinviati a giudizio per qualche “marachella”.
I pochi che hanno ancora fiducia nella cosiddetta giustizia fanno veramente un atto di Fede.

Ride bene…

E’ rimasto famoso il sorriso ironico del duo meraviglia Merkel / Sarkozy che nell’ormai lontano 2011 irrisero non solo il “fu” Presidente del Consiglio Berlusconi, ma anche il popolo italiota che l’aveva votato.
Dopo qualche anno mentre la cancelliera tedesca scopre che anche in Germania si sono rotti di una certa gestione “allegra” dell’accoglienza, il buon signor Bruni sta passando una serie di disavventure giudiziarie che rischiano di far naufragare la sua ambizione di candidarsi nuovamente alla Presidenza della Repubblica Francese.
E’ di qualche giorno fa la notizia che la procura di Parigi ha chiesto il processo per una storia di finanziamenti illeciti ricevuti per la campagna elettorale del 2012.
Questa ennesima disavventura giudiziaria si somma alle intercettazioni in cui il buon Sarkozy prometteva un posto di rilievo a un magistrato in cambio di informazioni su un’inchiesta che lo riguardava, all’inchiesta su alcuni appalti concessi a un suo amico senza gara d’appalto e a un presunto finanziamento ricevuto da Gheddafi durante la campagna presidenziale del 2007 che, fu, secondo alcuni ben informati, la ragione principale dell’attivismo francese nella rivolta contro Gheddafi che si concluse con la sua morte.
Insomma, sono passati alcuni anni, ma sia a Berlino che a Parigi mi sembra che abbiano poche ragioni per dimostrare la loro spocchia con sorrisetti complici…