Intellettuali a gettone

Nell’onda di stupidaggini lette in seguito al “caso Fermo” brillano come al solito gli intellettuali al servizio permanente effettivo della banalità politicamente corretta.
In questo senso notevole l’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano da Moni Ovadia, l’incoronato intellettuale ebreo si è lasciato andare a diverse affermazioni spericolate come quelle che seguono.
“In Italia si è troppo indulgenti verso gli ultras, veri e propri teppisti con il culto della violenza che appartengono ad un universo culturale fondato sulla folle idea della supremazia bianca”, quindi secondo Ovadia tutti gli ultras sono di destra, violenti e razzisti. Dimostrazione che l’autore teatrale non è probabilmente mai entrato in un stadio né tantomeno conosciuto un tifoso di persona.
“L’hooligan che stronca una vita in nome dell’odio razzista dovrebbe prendere il triplo della pena”, e se a uccidere un immigrato è un idraulico cosa facciamo ? Gli diamo il doppio della pena ?
“Il motto “Italiani brava gente” è una falsità che rinnega le barbarie praticate dal regime fascista” quindi per il buon Monia l’Italia è ferma a 70 anni fa, non solo, ma con questa affermazione si svilisce tutta l’attività svolta in favore degli immigrati che tanti italiani stanno facendo, mentre Ovadia (e quelli come lui) sdottorano sulle pagine dei giornali e in televisione.
“Non siamo un Paese razzista in toto ma nessun cittadino africano, vedendo una coppia italiana che passeggia, insulterebbe la donna, dicendole “scimmia bianca”” e qui non si capisce se è più l’ignoranza o la malafede, perché ignorare che in molti Stati africani ci sia una sistematica “caccia al bianco” o che in tanti paesi del Sud America ci sia un razzismo neanche tanto strisciante nei confronti degli abitanti di pelle bianca vuol dire affermare il falso e piegare la realtà ai propri interessi di bottega.
Tralasciando la marchetta fatta dall’intervistatore per sponsorizzare l’ultimo libro di Ovadia direi che l’intervista dimostra come per dire sciocchezze non c’è bisogno di essere ultras, è sufficiente essere dei cosiddetti intellettuali.

Letteratura per immagini

E’ il primo testo che leggo di Leo Ortolani e devo dire che sono notevolmente sorpreso dall’umorismo con cui l’autore critica (con il sorriso sulle labbra) i film “di genere”.
Spettacolare a da tenersi la pancia la descrizione di “Valhalla Rising” e della trasposizione cinematografica di Iron Man e i Fantastici Quattro.
Se proprio si deve trovare una pecca l’impaginazione e la grafica non è il massimo, così come abbastanza insipide sono le recensioni inedite che mostrano purtroppo il loro carattere di riempitivo.
In ogni caso un libro da leggere assolutamente per passare qualche ora in allegria ed evitare di incappare in qualche “mattone” in formato DVD.

I costi della democrazia

Il Presidente del Consiglio dichiara che il Parlamento Italiano è il più caro dei Paesi Nato, il deputato (dello stesso partito) che copre il ruolo di Questore alla Camera dichiara che non è vero, anzi i costi del Parlamento Italiano sono in linea con quanto speso in altre Nazioni dell’Unione Europea.
Sia come sia il costo del Parlamento Italiano è di circa un miliardo di euro annuo.
La principale voce di spesa (772 milioni) è rappresentata dal costo del personale eletto e non eletto, ma la cosa carina da notare, che nessun populista mette in evidenza, è che i costi per il personale non eletto è di circa 492 milioni, a fronte di “soli” 280 pagati per gli eletti passati e attualmente in carica. Quindi oltre il 63% della spesa del personale non va ad ingrassare i tanto deprecati Onorevoli ma l’esercito di persone che “lavorano” per la struttura parlamentare.
C’è da dire che della restante somma ben 32 milioni vanno ai gruppi parlamentari (quindi indirettamente ai politici), 17 milioni servono per la manutenzione di Montecitorio, 4.7 milioni in utenze, 1.45 per telefoni e, addirittura 6.6 milioni per la pulizia a fronte di “solo” 2.1 milioni per la ristorazione.
Insomma, ogni anno il contribuente Italiano spende un miliardo per mantenere una struttura elefantiaca che in parte serve a far ingrassare i politici ma, in maggior misura, fa vivere in più che buona salute un sottobosco di impiegati pubblici a servizio della casta (o casta pure loro ?).

Quando la realtà cozza con la propaganda

Quello che sta succedendo sul caso Fermo è un buon esempio di come la realtà venga spesso piegata a fini propagandistici, soprattutto da parte di chi ha pochi argomenti per sostenere le proprie tesi.
Le testimonianze e i rilievi sul cadavere del povero Emmanuel e del suo (forse) involontario uccisore hanno portato abbastanza chiaramente a definire l’accaduto: Mancini insulta la compagna di Emmanuel, questi prende un segnale stradale e colpisce l’ultras della Fermana, la moglie morde Mancini su un braccio, e questi sferra un pugno in faccia all’immigrato che cadendo colpisce con la nuca il marciapiede e muore.
Tutto abbastanza chiaro, una rissa di strada che finisce con un morto, certo il fatto che l’Italiano abbia insultato la signora dandogli della scimmia può essere sgradevole ma personalmente non ci vedo niente di diverso da tante risse che scoppiano tra persone poco dotate di intelletto per “complimenti” fuori luogo rivolti a una ragazza.
La canea che è scoppiata subito dopo è francamente insopportabile. La solita Boldrini, le solite organizzazioni che sull’assistenza agli immigrati campano, i soliti intellettuali a gettone e buona parte dell’informazione si sono scatenati in un coro unanime sull’Italia razzista, sulla necessità di aiutare la vedova e di incrementare la solidarietà di chi “scappa dalla guerra”.
Il fatto che pochi dei “migranti” scappino veramente dalla guerra, che lo sforzo che gli italiani stanno facendo per assistere queste persone non abbia uguali al mondo e che, soprattutto le fasce più deboli della società, subiscono un impatto pesantissimo dall’arrivo di questi nuovi poveri poco importa a questi benpensanti con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra.
Il fatto stesso che la magistratura abbia giustamente inquadrato gli avvenimenti come sono avvenuti poco interessa a questi aedi del politicamente corretto che, in fondo, godono dell’opportunità avuta con la morte di Emmanuel, occasione ai loro occhi irripetibile per sfoggiare il solito repertorio di frasi fatte e slogan insulsi.
Ultimo ma non ultimo è giusto citare la figlia dei due anziani uccisi a Palagonia da un immigrato clandestino (che prima di uccidere l’anziana signora pensò bene di stuprarla): “La morte dei miei genitori evidentemente non merita neanche un tweet da parte del premier Renzi e del ministro Alfano” che, a differenza del caso Fermo, si guardarono bene di dichiarare qualcosa o fornire un qualsiasi aiuto alla famiglia dei due poveri anziani massacrati.

Il più bel libro su Bacci Pagano (almeno per me)

Finalmente.
Ho approcciato il libro con la paura di una nuova delusione e invece devo fortunatamente ammettere che l’ultima fatica letteraria di Bruno Morchio è forse il miglior episodio del suo investigatore dei vicoli.
Lo stile è come al solito ben bilanciato tra descrizioni poco pedanti e dialoghi asciutti e ficcanti, ma quello che mi ha più soddisfatto di questa nuova fatica del dott. Morchio è la trama e, ancor più, la caratterizzazione dei personaggi.
Dopo aver cosparso i precedenti episodi di macchiette poco credibili, in questo romanzo l’autore presenta dei personaggi sfaccettati, lontani dagli stereotipi e capaci di stupire il lettore. In questo senso hanno giovato alla trama l’accantonamento totale o parziale dell’avvocato Aliprandi, della colf nubiana e dell’insopportabile figlia Aglaja, a proposito perché non Maria ? E se proprio deve essere un esempio della “bella gioventù” perché non farla laureare prima dei 26 anni ?
Il protagonista principale ha raggiunto uno stato di disinganno e finto cinismo che ricorda il Maigret di Simenon portato sugli schermi da Gino Cervi e finalmente anche il buon Pertusiello, tolto dalla questura e spostato su una spiaggia assolata, rappresenta una bella figura di controcanto alle elucubrazioni di un Pagano forse più stanco ma sicuramente meno stancante.
In sostanza un gran bel romanzo, un ottimo punto di partenza per chi volesse entrare nel mondo dei “gialli al pesto”.