Nel 2002 British Gas riceve l’autorizzazione a costruire un rigasificatore presso il porto di Brindisi, investimento da piu’ di 500 milioni di euro con ricadute occupazionali nell’ordine di 1000 unita’.
Niente si muove fino al 2007 quando l’azienda Inglese non riceve il tanto atteso via libera ai lavori (dopo 5 anni di pastoie burocratiche…) bensi’ deve assistere all’apertura di una processo penale per “corruzione continuata e aggravata” che comporta l’arresto di cinque persone (fra cui il sindaco di Brindisi), 27 avvisi di garanzia e il sequestro dell’area di proprieta’ dell’Autorita’ Portuale su cui doveva sorgere il complesso.
L’inchiesta si basava sull’interpretazione di alcune intercettazioni telefoniche, su perquisizioni e sequestro di documenti.
All’apertura del procedimento si distinse per entusiasmo l’allora presidente della regione Puglia Nichi Vendola che sembro’ per l’occasione rispolverare la figura della “perfida Albione”, incurante del danno economico che la regione da lui amministrata correva il rischio di subire.
A inizio 2012 (10 anni dopo l’autorizzazione iniziale e 5 dopo l’apertura dell’inchiesta giudiziaria) British Gas decide di abbandonare il progetto rinunciando ai 250 milioni gia’ investiti con un danno valutabile in circa un miliardo di mancati investimenti per un territorio, come quello Pugliese, che non si puo’ certo permettere di rinunciare a certe attivita’.
La conclusione della vicenda e’ di pochi giorni fa quando la corte di appello di Lecce assolve tutti gli imputati e restituisce le aree confiscate ai legittimi proprietari, a 13 anni dall’inizio del progetto e a 8 anni dall’inizio del delirio processuale.
Poi ci si domanda perche’ in Italia manchino gli investitori, ma con questi magistrati e questi politici, Vi sentireste di investire in un Paese straniero ?