Meglio onesti o capaci ?

Uno degli effetti collaterali piu’ spiacevoli del caso Lupi e’ stata l’inopinata riesumazione di Tonino Di Pietro.
Dall’alto della sua esperienza di nepotista  (il figlio imposto come consigliere comunale e poi regionale) e di beneficiario di capi di sartoria (noti e appurati i completi di Caraceni ricevuti in regalo dagli amici della “Milano da bere” prima di “mani pulite”) l’ex di tutto ha sdottorato su giornali e televisioni vantandosi di aver cacciato Incalzi dal Ministero dei Lavori Pubblici in quanto “la sua faccia non gli piaceva”.
A parte le considerazioni Lombrosiane di dubbio gusto e validita’, il buon Tonino dovrebbe invece spiegare agli Italiani per quale ragione, da Ministro dei Lavori Pubblici, decise di intraprendere la strada dell’arbitrato nelle cause intentate dal costruttore Longarini contro il Ministero stesso.
Strada che si e’ rivelata fallimentare per lo Stato Italiano condannato a rifondare al costruttore tra 1,5 e 1,7 miliardi di euro, come del resto preventivato dall’avvocatura dello Stato che cerco’ in ogni modo di dissuadere il Ministro da perseguire questa soluzione disastrosa.
Ultimo ma non ultimo per entrambi gli arbitrati il buon Di Pietro scelse (come rappresentanti del Ministero) dei professionisti molto vicini all’IDV, uno dei due divenne addirittura segretario del partito nel 2013… Tutto regolare ? Non sarebbe forse meglio un minimo di riservatezza da parte del buon Di Pietro ?

Integrazione (?)

Si parla spesso di integrazione quale uovo di Colombo per evitare il rischio di fondamentalismi di vario genere, a questo proposito e’ interessante ed istruttiva la storia di Jihadi John, cioe’ dell’Inglese che sembra sia il tristemente famoso boia di tanti ostaggi Europei.
Mohammed Emwazi arrivo’ in Inghilterra dal Kuwait nel 1993 con la famiglia, vennero subito riconosciuti come profughi e alloggiati in appartamenti pagati dalla municipalita’ di Londra.
Il giovane Mohammed studio’ in un istituto Londinese che nel 2006 Tony Blair porto’ ad esempio come modello di efficacia dell’integrazione, crebbe come un adolescente tipicamente British e visse (fino a poche settimane fa) in un appartamento il cui affitto era pagato dallo stato Inglese per la modica cifra di 450 sterline a settimana.
Il Daily Mail, tabloid conservatore, valuta in 500mila sterline il costo pagato dallo stato Inglese per il mantenimento della famiglia Emwazi, soldi apparentemente mal spesi se il risultato finale e’ un tagliatore di gole (anche se gole infedeli…).

Viva il re !!!

Ennesimo “successo” del PM mediatico Henry John Woodcock. A distanza da nove anni dall’arresto lo Stato Italiano ha riconosciuto un risarcimento di 40mila euro a Vittorio Emanuele di Savoia per i 7 giorni passati in cella nel carcere di Potenza.
La magistratura Italiana ha riconosciuto come totalmente inconsistenti le accuse mosse verso il rappresentante di Casa Savoia, il quale, nel frattempo, e’ stato sputtanato dai “tromboni delle procure”. Le intercettazioni in cui parlava di “signorine” disponibili a tassametro sono state pubblicate su tutti i gazzettini, le immagini della sua detenzione in cella sono a disposizione di qualsiasi internauta e, in generale, sono state pubblicate con dovizia di particolari i teoremi (spericolati) del (purtroppo) magistrato anglo napoletano.
Ciliegina sulla torta per mettere in piedi tutto questo teatrino lo Stato Italiano ha speso qualche milione di euro (la difesa di Vittorio Emanuele dice 10…) e il bravo Henry John e’ ancora saldo sul suo scranno pronto a intraprendere nuove crociate purificatrici…

Cattivi Maestri

Su “Il Manifesto” di ieri tal Andrea Colombo scrive a proposito del fuggiasco Cesare Battisti: “Quel che rende assurda l’ossessione Italiana per l’ex detenuto diventato scrittore di successo e’ l’assenza di qualsiasi pericolosita’ sociale. Battisti ha cambiato vita, ha pagato i suoi crimini con anni di galera e con una vita spesa a fuggire da un paese all’altro. Potrebbe bastare”:
Quindi secondo l’articolista che scrive sul “giornale comunista” un condannato a quattro ergastoli puo’ essere perdonato se scrive dei gialletti, fugge (?) in Francia e Brasile e non e’ piu’ pericoloso (non si capisce bene su che basi sia giudicato tale…). Non solo, chi chiede che questo delinquente rientri in Italia per scontare la pena e’ considerato un ossessionato…
Sarebbe abbastanza per un giudizio lapidario sullo scrittore e sul giornale per cui scrive, ma vogliamo aggiungere un piccolo appunto, o meglio, vorremmo che per una volta i Colombo che scrivono sui Caino (di solito di un certo colore politico) per una volta voltassero lo sguardo verso Abele, cioe’ verso le vittime, basterebbe anche solo una vittima, cioe’ quell’Alberto Torregiani che da 30 anni e’ su una sedie a rotelle per colpa di un delinquente che invece ha passato gli ultimi anni coccolato dalla gauche caviar.
Per Torregiani quando “sara’ abbastanza ?”